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Il mondo prima di noi

Il mondo prima di noi

Oggi sembra scontato che ad abitare la terra sia una sola specie di uomo, quella dei Sapiens. Eppure, per centinaia di migliaia di anni, l’evoluzione del genere Homo ha proceduto per ramificazioni intricate, espansioni ed estinzioni. È nell’ultima manciata di anni che i nuovi scavi e le nuove tecniche scientifiche – di sequenziamento genetico da materiale antico, o di datazione sempre più precisa – stanno facendo luce sui periodi più remoti della nostra storia. Dei Neanderthal, ad esempio, si credeva che fossero stati spazzati via bruscamente subito dopo il loro incontro con noi Sapiens, nonostante che avessero dimostrato per più di duecentomila anni una grande capacità adattiva. Ora, invece, sappiamo che per lunghissimo tempo Sapiens e Neanderthal hanno convissuto, in pace o in guerra, e hanno scambiato forse idee e tecniche. Non solo: hanno avuto figli insieme. È del 2010 la scoperta dell’ibridazione tra Neanderthal e uomini moderni; dello stesso anno è il rinvenimento, nella grotta di Denisova, di resti appartenenti a un gruppo umano prima del tutto sconosciuto. Cinque anni più tardi, da un minuscolo frammento d’osso i ricercatori traevano il genoma di una umana, prima generazione dell’incrocio tra Denisoviani e Neanderthal. Allora è necessario abbandonare l’idea di una evoluzione ad albero, riconoscendo una trama più fitta, complicata e avvincente di separazioni, incroci, convivenze. Alla fine della storia, i nostri cugini umani estinti sopravvivono nel nostro DNA...

Tutti abbiamo in mente la nota immagine in cui certi ominidi sfilano in sequenza ordinata, dal più scimmiesco al più sviluppato e simile a noi. Ecco: l’evoluzione umana non è andata così. Le specie umane si sono differenziate in tempi lunghissimi, hanno proceduto in parallelo per millenni per poi incrociarsi di nuovo, si sono ibridate delle vaste steppe euroasiatiche, o sono rimaste isolate e lontane da tutti come è accaduto ai cosiddetti Hobbit, della specie Homo Floresiensis, in Indonesia. Tom Higham, archeologo e scienziato, ci accompagna in un viaggio dall’Africa all’Australia, dal sud della Francia al Tibet fino alla Siberia, permettendoci di ripercorrere alcuni dei passi che la ricerca archeologica ha compiuto negli ultimi decenni. Il libro è interessante e vivace e, soprattutto, riesce a trasmettere al lettore la vitalità di questo campo di studi, la passione dei ricercatori, la grandiosità di certe innovazioni scientifiche o tecnologiche. È notevole, per un saggio divulgativo, come l’autore riesca a farci vedere da vicino il lavoro quotidiano degli archeologi, dalle difficoltà materiali fino agli espedienti tecnici. Insieme a questo, il libro scardina le convinzioni semplicistiche riguardo ai nostri antenati, facendoci godere lo scorcio di una storia antichissima e avvincente.