Salta al contenuto principale

Il morto di Rue de Rivoli

ilmortodiruederivoli

Parigi, marzo 1928. La vita scorre tranquilla al Premier Arrondissement, quartiere in cui è raro che la polizia debba occuparsi di qualcosa di più grave di un taccheggio. In commissariato è rimasto solo il giovane ispettore Pierre de Maes, ventitreenne di origine bretone: un tipo serio, ma pur sempre un provinciale, ancorché di nobile famiglia. Improvviso, a turbare la diffusa quiete, squilla il telefono e una voce di donna annucia: “C’è un morto al numero 51 di Rue de Rivoli. Il signor Marchant. Al primo piano. Gli hanno sparato”. De Maes è un po’ incerto sul da farsi: non dovrebbe andare da solo sul luogo del delitto e soprattutto non dovrebbe lasciare sguarnito il commissariato. Esita, ma poi decide di recarsi sul posto: le indagini non possono attendere. Il palazzo in cui si è compiuto il delitto è come tanti altri, dignitoso, ben tenuto, quasi elegante. Appena entrato nell’appartamento al primo piano De Maes vede il cadavere di un uomo alto e robusto, con i capelli scuri e il naso aquilino: un bell’uomo, imponente. Seminascosta in penombra vicino a una delle finestre c’è una donna giovane, vestita d’azzurro. È Claire Marchant, la moglie della vittima. Rigida e un po’ scostante, si esprime con frasi secche e brevi. Non sembra toccata dal delittuoso evento e appare perfino un po’ infastidita per la presenza di De Maes. Il commissario capisce che avrà molte cose su cui indagare...

Il giallo è ambientato in una città, in un quartiere e in un’epoca capaci, già da soli, di attrarre i lettori. Se vi aggiungiamo la figura del protagonista, un pivello proveniente da una remota e conturbante provincia, ma dotato di laurea in giurisprudenza - non così comune ai tempi - e di una costanza invidiabile, troviamo già da subito tutti gli ingredienti necessari, anzi indispensabili, per indurci alla lettura del giallo. Se poi aggiungiamo la misteriosa figura di Claire, l’impassibile vedova, dall’espressione gelida e imperturbabile dinanzi a ogni visita e a ogni domanda del commissario, comprendiamo che l’evolversi della vicenda e l’approfondimento delle indagini saranno senz’altro interessanti. Perfino quando De Maes sembra confuso e disorientato tra i numerosi appunti presi e decide di girovagare per la Francia, da Rouen a Nizza, in cerca di tracce, di moventi nascosti nel passato, perfino quando il filo delle ricerche sembra essersi interrotto, qualcosa ci dice che da tutto quel diligente caos certamente la soluzione del caso uscirà. Il romanzo è annunciato come il primo di una serie che pare promettere bene, mentre apprendiamo dall’editore che il nome dell’autrice, Laura Florian, è uno pseudonimo. E questa cosa aggiunge mistero a mistero.