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Il mostro di Milano

Il mostro di Milano

Milano, 27 novembre 1946. Buio fitto e frequenti lampi in una notte tipica da lupi. Un diluvio costringe una Fiat Giardiniera a procedere con difficoltà, navigando tra buche e fango lungo la strada. A bordo viaggiano due uomini che non si scambiano alcuna parola. L’autista cerca comunque di spingere al massimo, nonostante le asperità del percorso. Sul sedile posteriore, un bambino di due anni dorme placidamente, avvolto in una pesante coperta di lana con il suo pupazzo di stoffa. L’uomo alla guida è completamente concentrato sulla strada, mentre l’altro passeggero è immerso nei suoi pensieri, simili a quelli che emergono quando la situazione non va per il verso giusto e non ci sono alternative. Quando giungono a destinazione, in aperta campagna, quasi alle 6 del mattino, i due uomini decidono di parcheggiare la Giardiniera in uno spiazzo e proseguire a piedi. Il passeggero intima all’autista di attendere mentre lui si dirige verso il convento, portando con sé il fagotto con il bimbo ancora addormentato. Nel frattempo, le monache sono già sveglie e riunite in refettorio dopo la recita dei vespri. Una suora sulla cinquantina compare dal portone e si avvicina all’uomo, il quale, nel suo tragitto dalla macchina all’entrata del convento, si è bagnato completamente l’abito talare a cinque bottoni. Si tratta di un sacerdote. Quando la monaca gli chiede da dove provenga il bambino e come si chiami, il prete spiega che la madre è una prostituta che ha voluto sbarazzarsene, senza neppure comunicare il suo nome. Vista la beatitudine del bambino addormentato, il prete suggerisce di chiamarlo Angelo...

Fabrizio Carcano è un giornalista professionista noto per i suoi eccellenti romanzi thriller e noir, che traggono ispirazione da fatti di cronaca reale, spesso irrisolti. Le trame si sviluppano proponendo ipotesi investigative alternative o collegamenti tra crimini suggestivi. Il suo settimo romanzo, che vede per la prima volta il commissario Vittorio Maspero come protagonista, non fa eccezione. Questa storia prende spunto da un evento di cronaca accaduto a Milano nel giorno della strage di Piazza Fontana, il 12 dicembre 1969. Poco prima dell’esplosione della bomba infatti una monaca fu brutalmente uccisa fuori da un convento di periferia. Questo omicidio è il primo di una serie di undici terribili omicidi, con vittime donne, come il “delitto della Cattolica” del 24 luglio 1971. Apparentemente slegati tra loro, ma probabilmente collegati in qualche modo, tanto da far pensare agli investigatori a un’unica mano responsabile, quella del cosiddetto “mostro di Milano”. Nel romanzo, a indagare su questa scia di sangue, troviamo appunto Maspero, affiancato da un inquisitore del Sant’Uffizio, poiché l’omicidio della suora ha avuto luogo in un ambiente ecclesiastico. Un ruolo di grande rilevanza è riservato anche a una Milano plumbea, con i suoi quartieri intrisi di indizi disseminati dall’autore per sostenere la tesi dell’unico maniaco responsabile degli omicidi. Una storia avvincente che sicuramente rappresenta un eccellente trampolino di lancio per Vittorio Maspero, in attesa di nuove indagini.