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Il mulattiere dell’Apocalisse

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È un inverno estremamente rigido. Erminia e Giuseppe, due cognati che hanno raggiunto i novant’anni, si tengono compagnia davanti al fuoco mentre fuori imperversa il maltempo. Lui adesso accudisce lei ormai non più autosufficiente. Le parole si legano ai ricordi della giovinezza, in particolare alle due guerre mondiali combattute da Giuseppe e dal fratello Rolando, il marito di Erminia - mentre Giuseppe era sposato con la sorella di quest’ultima, di nome Rosa. L’anziana ricorda invece quando gli fu commissionato un bellissimo abito dalla nipote della regina d’Inghilterra in visita in Italia – al tempo era una sarta assai apprezzata – lavoro che in realtà non le fu mai retribuito. Dal passato la discussione ben presto si sposta sulla morte, poiché è inevitabile per i vecchi pensare al concludersi vita e a una sua possibile continuazione; sul tema Giuseppe non ha esitazioni, chi è trapassato rimane solo sotto forma di spirito, la sua concezione della realtà è completamente aliena alla visione umana. A questo punto entra in scena Sesto il mulattiere, che rappresenta per i pochi abitanti del paese uno dei rari ponti di contatto con l’esterno. Insieme a lui c’è sempre il suo asino, una bestia robusta in grado di trasportare persino due bare. Erminia è convinta che sarà Sesto ad accompagnarla nel suo ultimo viaggio terreno. Il tema della guerra ha reso tristi i novantenni, conducendoli a provare rimpianto e risentimento; Erminia finisce per accusare Giuseppe di stregoneria, ma questi si difende sostenendo che le sedute spiritiche fatte con la partecipazione di un medium durante la Prima guerra mondiale erano indispensabili tra una battaglia e l’altra, alcuni si spingevano a chiedere agli abitanti dell’Oltretomba se sarebbero sopravvissuti o no. E così nei racconti torna la certezza della morte, adesso rappresentata dall’immagine dei carrettieri adibiti a trasportare i corpi dei soldati deceduti, uomini della stessa tempra di Sesto. Giuseppe ricorda di aver chiesto al medium quale sarebbe stato il suo destino, ricevendo per risposta la premonizione di un’esistenza lunga e sofferta, illuminata dall’eccezionale dote di comunicare con gli spiriti. Da quel momento era nata la sua dedizione nel cercare di comprendere la trascendenza…

Il mulattiere dell’Apocalisse è un radiodramma che Vincenzo Pardini scisse per Rai Radio 3 allo scopo di cimentarsi con un genere letterario molto appezzato in passato, che ebbe un notevole successo negli anni seguiti al secondo conflitto mondiale, quando scrissero radiodrammi personaggi della levatura di Vasco Pratolini ed Eduardo De Filippo. L’opera descrive lo scorrere lento ma inesorabile del tempo per gli anziani che abitano nelle località appartate delle montagne, il loro legame assoluto con i ricordi; i protagonisti sono sospesi in una dimensione distaccata dalla realtà, la chiave per comprendere la loro condizione è in una frase di Giuseppe quando afferma che gli spiriti: “Pensano e agiscono in modo completamente diverso da noi”. I fantasmi vivono una vita alternativa in attesa del Giudizio Universale, sono sospesi in una dimensione surreale come per l’appunto gli anziani che vivono nella completa solitudine, come Giuseppe ed Erminia e forse anche loro hanno abbandonato la vita in attesa di una nuova esistenza che prima o poi dovrà iniziare. In questo contesto si inserisce il mulattiere Sesto, forse destinato a indicare la strada per vincere in modo definitivo la morte – ancora Giuseppe ricordando la guerra sostiene, che il soldato a volte ha l’impressione di vedere la morte e sente di volerla uccidere per evitarla - ma forse è egli stesso annunciatore del giorno fatale. Fortunatamente quando viene chiamato da Erminia desiste dal fermarsi presso la sua abitazione. La solitudine spinge i protagonisti a rivedere la loro esistenza, proprio nel tentativo di allontanare lo spettro della morte che costantemente li insidia, così la povera Erminia adesso inferma vorrebbe viaggiare, cosa che non ha fatto in passato quando ne ha avuto la facoltà: non è solo un amaro ripensamento, ma un chiaro tentativo di crearsi la speranza di allungare la propria esistenza. Vincenzo Pardini nasce a Fabbriche di Vallico in provincia di Lucca nel 1950. Pubblica ancora giovane i suoi primi racconti sulla rivista di Enzo Siciliano Nuovi Argomenti; seguono negli anni gli incontri con alcuni importanti letterati tra cui Natalia Ginzburg, Alberto Moravia, Giovanni Raboni e Cesare Garboli. Ricordato spesso come lo scrittore degli animali, in realtà nelle sue opere Pardini analizza in modo attento e puntuale le sfaccettature della natura umana. Il suo libro di esordio è La volpe bianca, dato alle stampe nel 1981 per l’editore La pilotta, una raccolta di racconti. Tra i suoi maggiori romanzi Jodo Cartamigli (Mondadori, 1989), che oltre a essere stato pluripremiato ha ispirato il film di Leonardo Pieraccioni Il mio west, e Gioviale (Bompiani, 1993). L’ultima fatica di Vincenzo Pardini è L’accecatore, pubblicato per l’editore peQuod nel 2021.