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Il museo delle promesse infrante

Il museo delle promesse infrante

In uno dei quartieri più malfamati di Parigi c’è un museo del tutto fuori dal comune. Al suo interno, un ipotetico visitatore non troverà opere d’arte, sculture o quadri di artisti illustri. Biglietti del treno, un velo da sposa, vecchie marionette, un dentino da latte: questi sono solo alcuni dei cimeli che vengono conservati nel Museo delle promesse infrante. La sua curatrice, Laure, ha voluto cicatrizzare una vecchia ferita creando un luogo mai uguale a sé stesso, tanto camaleontico da cambiare gli oggetti esposti ogni tre anni. Dietro quel museo, Laure nasconde la sua personale promessa infranta, una ferita che nemmeno gli anni trascorsi hanno sanato. Una sua versione più giovane alla scoperta di Praga durante gli anni del comunismo, quando essere seguiti era la regola e persino possedere una barretta di cioccolata poteva essere considerata una forma di opposizione politica. Un continuo spostarsi tra passato e presente, alla ricerca di quel dolore primordiale che impedisce alla Laure di oggi di godersi la vita appieno. La donna nasconde un segreto talmente indicibile da non concedere mai interviste, impedendo al suo museo di spiccare il volo. Finché, un giorno, una giornalista alle prime armi, zelante e fin troppo invadente, si intrufola nella sua vita con un solo scopo: fare carriera grazie alla sua storia...

Leggendo questo libro, mi sarei aspettata un focus unico, cioè il museo menzionato nel libro. La Buchan, in realtà, usa il Museo delle promesse infrante come un pretesto originale per parlare d’altro: la vita ai tempi del comunismo in Cecoslovacchia. L’autrice è riuscita a creare una storia potente di amore, politica, sesso e potere, incatenando il suo lettore dalla prima all’ultima pagina. I continui sbalzi temporali non infastidiscono, anzi, sono il punto bonus di questa particolare narrazione. La storia d’amore non è mai banale e come potrebbe in una cornice storica così suggestiva? Per quanto le descrizioni di Parigi siano da manuale, è Praga a stregare chi legge, facendo da cornice a un contesto geopolitico assolutamente ben caratterizzato. Un est Europa pervaso da spie, diffidenza, segnali in codice tramite canzoni e marionette: tutto in questo libro grida “libertà”. La Buchan si riferisce a un periodo storico carico di dissenso; gli anni tra il 1984 e il 1989 della cosiddetta “democrazia popolare” in cui, soprattutto tra ’87 e ’89, le manifestazioni contro il regime erano all’ordine del giorno, sfociando con le dimissioni del vecchio presidente Huśak. Ogni singolo personaggio è ben caratterizzato, ma una menzione d’onore va alla protagonista. Vederla, allo stesso tempo, evolversi e regredire, unire i puntini tra passato e presente ha creato un’esperienza di lettura coinvolgente. Un romanzo curatissimo, privo di sbavature, scorrevolissimo e ben oltre le aspettative.