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Il nostro addio a Roberto Calasso

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Con la morte di Roberto Calasso, avvenuta il 28 luglio 2021 al termine di una lunga malattia, il mondo della cultura perde uno dei suoi intellettuali più arguti e sapienti, uno degli editori più raffinati e preziosi, la cui figura emanava un’aura dal sapere sommo e discreto e un sentore dell’animo di religioso tormento. Caratteristiche che lo rendevano simile a un chierico erudito ma estroso, capace di spaziare dall’editoria alla scrittura, dalla letteratura alla saggistica, dal mito classico all’orientalismo.




Pochi studiosi di cultura classica l’hanno saputa promuovere e valorizzare quanto lui, cogliendone gli snodi epocali cruciali, le problematiche umane più significative, le tematiche universali più profonde. Il suo atteggiamento, curioso ed attento, moderato e riflessivo, lo assimilava in maniera del tutto simile alla figura di quegli antichi umanisti che non badarono unicamente a preservare i valori fondativi del pensiero umano, ma si resero coraggiosi artefici di una fervente rinvigorimento culturale della civiltà. Il suo nome è stato indissolubilmente legato alla storia della casa editrice Adelphi, che ha guidato per cinquant’anni la casa editrice, dal 1971 nelle vesti di direttore editoriale, dal 1990 in qualità di consigliere delegato e dal 1999 in quelle di presidente. Un lungo periodo nel corso del quale ha pubblicato nel nostro Paese libri che costituiscono senza tema di smentita i più solidi pilastri della civiltà europea, ma non solo. Ha contribuito in maniera fondamentale a promuovere la cultura italiana all’estero e a far conoscere al lettore nostrano gli autori più significanti della letteratura straniera.

I numerosi libri scritti da lui costituiscono, invece, il richiamo a un confronto ineludibile, tanto con l’immaginario letterario quanto con la realtà storica, nella necessità impellente di contrastare l’invasività di un mondo che produce la fine di ogni sacralità. Le sue opere non costituiscono una maniera distaccata di osservare il mondo, né il tentativo di trascenderlo. Solo la necessità di inoltrarsi negli spazi aperti del sapere umano in punta di penna, sorretto da una fede incrollabile nella forza positiva della cultura, rivolto alla valorizzazione della centralità umana, mediante lo sviluppo del pensiero. La sua intensa attività culturale, sia come autore che come editore, ci consegnano la figura di un viaggiatore eternamente proteso alla ricerca di un luogo capace di condurlo a riappropriarsi del tempo dell’humanitas, dove l’etica affonda le radici nelle leggi non scritte degli dèi, quelle che in ogni caso non possono essere mai violate. È questa la ragione per cui non potremmo ricordare Roberto Calasso come un erudito in una fuga dal mondo nel compiacimento della propria personale erudizione; ma di un autentico cultore dei testi che ha scrutato il mondo con noi e per noi. E ce lo ha restituito nella scrittura e nella promozione di letture di libri, avvinto dell’ineludibile convinzione che essi possano costituire uno strumento necessario di rieducazione al senso del bello e della virtù.



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