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Il nostro meglio

Il nostro meglio

Dopo pranzo, dopo che i piatti sono stati lavati e il pavimento debitamente spazzato, la donna dice ad Amoresano che è il momento di riposare un poco gli occhi. Allora, nonna e nipote si dirigono nella camera di lei, che si mette nel letto e chiude gli occhi, mentre il bambino - munito di un libro o di qualche giocattolo - legge o gioca in silenzio. Ma la nonna se ne accorge anche se le sue palpebre sono chiuse e lo sollecita a far riposare la vista. Anche oggi la nonna è in camera e dorme, ma non ha chiesto al piccolo di raggiungerla, perché i due hanno litigato. Quando è rincasato da scuola, lei si è accorta immediatamente che dal suo grembiule di scuola sono saltati tutti i bottoni. Lo ha rimproverato per essersi picchiato con qualcuno e gli ha mollato un sonoro ceffone, poi ha sgridato il nonno - pur essendo andato a prendere il nipote da scuola non si accorge mai di nulla, lui - ed ha ripreso a cucinare. Dopo la pasta al pomodoro e le solite pulizie, la nonna è andata in camera senza dirgli nulla; il nonno dorme seduto sul divano - gambe stese, piedi incrociati e bocca spalancata - e Amoresano è in soggiorno, in compagnia di Cartesio. Si tratta di un gatto grasso e pigro, con il pelo grigio e bianco, che sta sempre accanto al ragazzino nonostante questi si diverta spesso a fargli nuovi scherzi. Amoresano prende un foglio di giornale, gli occhiali della nonna – lei li usa solo quando legge i suoi libri preferiti, che raccontano le vite dei santi - e si sposta sul balcone. Si stende a terra e inclina gli occhiali in modo da fargli formare un piccolo raggio. Aspetta e aspetta ma del fumo o della fiamma, che sperava arrivassero, neppure l’ombra. Allora è meglio rientrare e fare uno scherzo al nonno, che si è addormentato tenendo tra le mani il giornale. Il ragazzo sfila i suoi calzini, li mette uno nell’altro appallottolandoli, prende la mira e tira la palla colpendo in pieno il giornale. Il nonno sussulta e si sveglia di colpo...

A tratti, sembra di guardare un film di Paolo Sorrentino: fotografie di carta si inseguono sulla pagina e si accavallano mentre raccontano, attraverso le vicende di Amoresano, la parte migliore, il meglio di ciascuno. Nei ricordi del passato che si alternano alle confessioni di un presente difficile in cui si è costretti a confrontarsi con il dolore e la sofferenza, ci sono la famiglia - prima e vera palestra di vita e rifugio nel quale trovare protezione - gli amici e i primi amori. E c’è Amoresano, protagonista dell’ultimo bellissimo romanzo di formazione di Alessio Forgione (napoletano, classe 1986, ha esordito nella narrativa nel 2018 con Napoli mon amour aggiudicandosi, l’anno successivo, il premio Giuseppe Berto) e il suo rapporto con la nonna, insieme alla scoperta della malattia di quest’ultima e del poco tempo che le rimane da vivere. Memorie e sensazioni che raccontano semplici momenti di quotidianità, fatta di gesti intimi; i pranzi e le cene, le vacanze e le lunghe passeggiate; l’amicizia con Maria Rosaria - prima cercata e desiderata e poi, forse, dimenticata - e i film visti insieme a lei; le canne e i concerti condivisi con gli amici e le risse con gli sconosciuti; le uscite con Anna e gli esami all’università. Si respira in ogni pagina il dolore legato alla consapevolezza della perdita insieme alla fatica di andare avanti, nonostante la sofferenza, per un giovane cresciuto con i nonni, che gli hanno insegnato cosa significhi davvero amare. E non si tratta di un amore farcito di retorica, ma di un sentimento delicato ma capace di raggiungere ogni anfratto e di accostarsi alla paura, quella che fa vacillare le speranze e disegna nuove distanze che paiono incolmabili, quella che crea ansie e che fa crescere. Napoli e Bagnoli si affacciano timidamente, qua e là, nel racconto, attraverso le descrizioni dei luoghi o semplicemente negli elenchi delle piazze o delle strade, e sono scenario autentico in cui i protagonisti vivono e provano a resistere. Forgione ha raccontato la singolare genesi del titolo del romanzo, scritto - e sono sempre sue le parole - con la testa e con il cuore: “Per la prima volta mi sono trovato a scrivere soltanto e a scrivere un romanzo che vedevo ma che non sapevo chiamare. Gli ho dato un nome solo dopo averlo conosciuto, e non è stato piacevole attendere”. Dopo averlo inizialmente archiviato in un file intitolato semplicemente LIBRO, poi rinominato PER SEMPRE e in seguito L’ALTRO MONDO - tutti così, in maiuscolo -, il titolo definitivo l’autore lo ha scelto quando ha realizzato “che è possibile ottenere quel che vuoi, ma per alcuni, per quelli come me, per le persone di cui scrivo, per i miei personaggi, per noi, per far accadere qualcosa di buono sono necessari degli sforzi. Che se nulla fai nulla accadrà. Che mai avrai il tempo per essere disperato e basta. Che non servono soltanto degli sforzi, ad esser sinceri, ma di fare del proprio meglio, di mettercela tutta. Penso: Del nostro meglio. Scrivo la frase. La scrivo minuscola. Eureka”.