Salta al contenuto principale

Il numero delle bestie

Il numero delle bestie

Scimmie con espressioni belluine che cavalcano insetti come zanzare, bombi e libellule; cervi in giacca a cravatta che attendono sulle sedie in sala d’aspetto e al loro alzarsi lasciano tralci di corna insieme ad una sedia da falegname; la stessa sala d’aspetto dove vediamo galli e galline con vestiti eleganti che poi depositano uova sulle sedie. Conigli che si rasano il pelo, maiali con il colletto, scoiattoli e cani con vestiti umani a confronto con le loro casette di legno, come in una parodia dei ritratti ottocenteschi. Non è facile descrivere il contenuto di queste pagine senza suonare come le istruzioni date ad un’intelligenza artificiale per realizzare immagini, ma d’altronde le parole non possono mai tradurre a pieno le immagini. Penso che il modo migliore per approcciarsi a questo tipo di volumi è cercare di rimanere sul generico e su dati quanto più possibile oggettivi: possiamo dire che questo libro raccoglie una serie di disegni di animali (in bianco e nero, a colori e sotto forma di incisioni), che si trovano, sembra loro malgrado, a vivere in contesti e atteggiamenti umani…

Questo volume è la riedizione del catalogo di una mostra tenuta dall’artista presso la galleria D046 a Modena nel 2008, raccolta da Logos edizioni. L’ordinamento delle pagine evidenzia la sequenzialità di alcune immagini, sorta di mini-fumetti, e suggerisce misteriosi collegamenti anche tra quelle che non sono esplicitamente collegate ma potrebbero. Penso che pochi concetti siano più abusati di quello di “perturbante” in ambito artistico, ma mi sentirei comunque di definire così questa raccolta di immagini: gli animali raffigurati hanno spesso espressioni negative: sgomento, orrore, rabbia, sofferenza; ma anche quando sono più placidi ciò che scuote la percezione del lettore è il contrasto tra l’apparenza antropomorfa e l’evidenza animale, che spinge la mente a riconsiderare i criteri che abbiamo sempre usato per definire le due categorie di esseri viventi e a valutare criticamente lo sguardo che diamo sugli animali non-umani, spesso attribuendogli caratteristiche tipiche solo della nostra specie, che ci piace vedere riflessa nell’esterno solo nei suoi aspetti migliori, mentre invece è fatta anche di impulso, di violenza, di carnalità incontrollabile.