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Il nuovo nome della felicità

copertina del libro

Nello specchio di un bagno pubblico, due occhi azzurri restituiscono lo sguardo di Fred, un ottantaduenne con i baffi indisciplinati e un avviso di sfratto in tasca. In cerca di pace lungo il fiume, si imbatte in un uomo su una sedia a rotelle, stecchito, che gli somiglia in modo inquietante. Tra un attacco di gabbiani e un grottesco incidente, il corpo scivola in acqua e viene inghiottito dalla corrente, portandosi via anche i documenti di Fred. Scambiato per il defunto Bernard dalle infermiere della Wattle River Nursing Home, Fred viene issato a forza sulla carrozzina. In un attimo, la sua vecchia vita finisce in fondo al fiume e lui si ritrova catapultato in una casa di riposo, tra tè caldo e lenzuola immacolate. Per un senzatetto, è come essere finito al Grand Hotel. Nella sua nuova stanza, da sotto il letto spunta una scatola rossa appartenuta al vero Bernard. Dentro ci sono poche tracce di una vita interrotta, tra cui un nome scritto e riscritto come un dolce ritornello: Hannah. Altrove, Hannah è una giovane donna che ha imparato presto a non aspettarsi niente da nessuno. Con un lavoro che traballa, una gravidanza imprevista e i fantasmi di una madre indurita dalla stanchezza, il suo futuro ha i contorni sbiaditi. Ma quel nome nella scatola diventa per Fred l’occasione per rimediare a qualcosa, spingendolo a entrare nella storia di qualcun altro. Quando Hannah inizia a ricevere buste senza mittente e piccoli doni, capisce che, da qualche parte, qualcuno la sta finalmente scegliendo, invitandola a disobbedire alla sua vecchia regola di solitudine…

Cosa fareste se il destino vi offrisse l’opportunità di vivere la vita di un altro? Fred, ottantadue anni e uno sfratto in tasca, non ha molti dubbi quando il caso fa scivolare nel fiume il cadavere di un burbero sosia in sedia a rotelle. Scambiato per il defunto, il nostro anziano protagonista si ritrova catapultato alla Wattle River Nursing Home. Per un senzatetto ormai senza speranze, un pasto caldo e un letto pulito rappresentano un upgrade semplicemente clamoroso. È proprio sotto il letto della sua nuova stanza che la trama de Il nuovo nome della felicità decolla: una scatola rossa svela il nome di Hannah, una giovane donna aggrappata alla sua rigida solitudine e a una gravidanza imprevista. Invece di voltarsi dall’altra parte, Fred deciderà di “rubare con gentilezza” l’occasione per rimediare a un passato non suo, invadendo la vita della ragazza con piccoli doni anonimi. La penna di Anna Johnston danza su quel crinale sottile e magico che separa le risate a crepapelle dalla malinconia più profonda. Se amate le atmosfere agrodolci e vibranti de L’uomo che metteva in ordine il mondo di Fredrik Backman, tra queste pagine vi sentirete a casa. Lo stile è caldo, avvolgente, e nasce dal vero: l’autrice ha infatti lavorato nella casa di riposo del nonno, tramutando la sua personale esperienza nella terza età in pura, cristallina empatia letteraria. C’è anche una succulenta notizia per i divora-serie: i diritti del libro sono già stati opzionati dal colosso dello streaming Netflix per un attesissimo adattamento curato dai creatori della pluripremiata serie tv Transparent. Secondo me, questo romanzo è come un abbraccio inaspettato. Ci ricorda con grazia che non è mai troppo tardi per riscrivere il proprio finale e che le vere famiglie, spesso, si scelgono del tutto per caso. Una lettura irresistibile, perfetta per anime imperfette in cerca di un po’ di luce.