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Il paese nell’ombra

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In genere gli unici a girovagare nel parco sono i cervi e i cinghiali. Quella che si intravede accanto alla quercia, tuttavia, non è la sagoma di un animale. Roberto, che si nasconde dietro i cespugli per cercare di capire meglio cosa stia accadendo, si maledice per aver scelto quel luogo solitario come punto di osservazione per osservare le stelle nella notte di San Lorenzo. La serata è fredda, nonostante sia estate, e, mentre i suoi amici se la stanno spassando fuori dal bar del paese, lui si trova lì da solo e non sa se rimanere immobile, sperando così di passare inosservato, o darsela a gambe, rischiando però in questo modo di attirare l’attenzione della sagoma, chiunque essa sia. E accidenti, ha anche lasciato il cellulare nella sella della Vespa parcheggiata vicino alla villa abbandonata. Sente alcuni passi e s’accuccia, mentre la sagoma ignota svolta a destra e cammina di fronte alla luna. All’improvviso sente un suono rapido e acuto, seguito da una parola incomprensibile, pronunciata in una lingua misteriosa. Che si tratti di UFO? Macché, a sedici anni Roberto si rifiuta di credere a mostri o strani abitanti dello spazio. Allora si fa coraggio, si allaccia le stringhe delle scarpe da ginnastica, si infila la felpa e sistema gli occhiali sul naso. Tra lui e la Vespa trenta passi. Comincia a muoversi zigzagando verso la moto, ma un colpo improvviso lo ferma. Forse un proiettile o un sasso. Poi suono di risate e un altro rumore. Basta. Quando Roberto ritrova lo sterrato, corre e in pochi secondi raggiunge la Vespa, apre il bauletto al terzo tentativo, indossa il casco e parte a singhiozzo, controllando dallo specchietto che nessuno tenti di seguirlo. Arriva al bar infreddolito e ancora un po’ spaurito. Ci sono tutti: Gigio, Lallo e Marina, che lo osserva con sguardo impenetrabile e continua a spostare il ciuffo di capelli ricci dalla fronte, mentre gli chiede dove sia stato fino a quel momento…

C’è persino qualche pennellata di fantastico nell’ultimo romanzo di Andrea Percivale - classe 1971, genovese, professione avvocato ma profonda passione per la scrittura; ha pubblicato racconti su riviste e antologie e alcuni romanzi, tra cui I passi oltre la linea, vincitore del premio L’incontro e Le nozze di pietra, nel 2013, vincitore del premio Città di Recco -, una storia che, prendendo spunto da una singolare eclissi di sole, tocca temi tanto profondi quanto attuali. La paura di tutto ciò che è diverso da sé è quanto improvvisamente si respira in Val Trebbia - uno scenario campestre in cui gli abitanti conducono una quotidianità fatta di cose semplici e azioni ripetute - quando, in una casa da tempo inabitata, si insediano diversi ragazzi affetti da una devastante malattia della pelle - impedisce loro di esporsi alla luce solare e li costringe a vivere appieno solo le ore notturne - che ha lasciato importanti segni sul volto e sul corpo di ciascuno di essi. È complicato, per questi giovani, amalgamarsi con gli adulti del posto, che faticano ad accettare il loro aspetto e il loro stile di vita, temono il contagio e preferiscono muoversi alla luce del giorno anziché quando calano le tenebre, da sempre foriere di mistero, timori e, perché no, sventure. Ma per i giovani è diverso. Per la compagnia del luogo i nuovi arrivati sono una ventata di novità, esperienze diverse e occasione per stringere nuove e, in alcuni casi, profonde amicizie. Quando poi un’eclissi di sole, che dovrebbe durare alcuni minuti, si protrae e lascia l’intera valle al buio e isolata dal resto del paese, è il caos e, nel buio di una notte che pare senza fine, si susseguono eventi al limite della credibilità, sparizioni e ricerche, timori e accuse che raccontano il pregiudizio e la discriminazione, la paura di tutto ciò che non pare uniformarsi a canoni prestabiliti e la diffidenza. Trascinando problemi concreti in una realtà immaginifica, Percivale riesce ad attirare l’attenzione del lettore e a condurlo fino all’epilogo di una vicenda intrigante e originale, che va assaporata dalla prima all’ultima pagina.