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Il paradosso dell’alce

Il paradosso dell’alce

Il nuovo bilancio sarà pronto per le dieci e mezzo. Per via di una serie di circostanze in rapida evoluzione, Henric Koskinen ha dovuto tagliare le spese del parco avventura ereditato dal fratello in modo ancora più radicale. Ha ridotto il suo stipendio a zero e elaborato un piano di emergenza. Ci vuole pazienza e moderazione per diversi anni: anche se la situazione del parco avventura, in questo preciso momento, è piuttosto complessa, le possibilità che un giorno si venga ripagati aumentano notevolmente. Lo sa per esperienza personale. La matematica gli ha salvato la vita, sia in senso figurato sia letterale. Esamina un’altra volta l’Excel. Le righe scorrono perfettamente, si completano a vicenda e le somme sono giuste: dopo tutti i colpi di scena e le sorprese degli ultimi tempi, la buona, vecchia aritmetica chiarisce e illumina le cose e le loro relazioni. Chiude il file. Si alza dalla sedia con la schiena indolenzita: dovrebbe fare un po’ di esercizio fisico, ma non c’è riposo per il direttore di un parco avventura di successo. Guarda fuori dalla finestra. In mezzo a due lampioni c’è una bicicletta, la cui collocazione è piuttosto strana: è lontana sia dalla strada sia dall’ingresso principale del parco. È lontana da tutto. Qualcuno deve averla semplicemente abbandonata lì. Esce dalla parte della banchina di carico e fa un giro intorno all’edificio. Sente il rombo del traffico in lontananza, i suoi passi sembrano amplificati. Al muro esterno mancano solo cinque metri prima che l’asfalto finisca e il terreno si abbassi ripidamente in un fossato, per poi risalire altrettanto ripidamente al margine di un piccolo tratto di bosco fitto sull’altro lato. Ora però la bicicletta è scomparsa. Forse qualcuno aveva semplicemente un affare urgente da sbrigare a notte fonda. Poi lo vede. Un uomo che corre proprio verso di lui. Sembra una boccia con le gambe che sfreccia sulla striscia di asfalto lunga e stretta a un ritmo terrificante. Non appena si rende conto di ciò che sta accadendo, Henric si volta e si mette a correre. L’edificio e lo spiazzo sul retro sono molto più lontani di quanto abbia previsto. La banchina di carico è subito dietro. All’altra estremità, c’è una scaletta che porta sul tetto. La vede davanti a lui, pensa che potrebbe raggiungere il primo gradino e arrivare fino al tetto, quando... La boccia lo colpisce sulla schiena, gli stringe la testa, la solleva e la sbatte ripetutamente sulla grata d’acciaio. Henric riesce ad afferrare un’asse e colpisce l’aggressore. Si alza in piedi, dovrebbe ricominciare a correre, ma è bloccato. La boccia si toglie un dente dalla bocca, poi si fionda di nuovo su di lui. È solo a una decina di metri dalla scala e non si accorge di una terza persona apparsa sulla banchina. indossa un passamontagna, prima corre verso di lui, poi si sposta di lato, passa oltre e afferra una fragola. È una decorazione rotta del labirinto smontata nel pomeriggio, larga una sessantina di centimetri. Il passamontagna colpisce la boccia con la fragola, fracassandogliela sulla testa, che scompare al suo interno: fili di acciaio affilati lacerano il collo dell’uomo, compresa la giugulare. Agita le braccia, inizia a oscillare e si tuffa dalla banchina nella notte. Vola attraverso il bagliore dei lampioni: la fragola luccica, il sangue traccia un arcobaleno rosso nell’aria, le gambe si dimenano. Poi tutte le variabili cambiano di colpo. La gravità vince...

Qualcuno lo ha definito “esportatore di letteratura finlandese”: i libri di Antti Tuomainenun sono stati tradotti in diverse lingue, hanno ispirato un film e una serie TV di successo. Il Paradosso dell’alce è il secondo romanzo — dopo Il fattore coniglio — di una trilogia che ha come protagonista il matematico Henric Koskinen, un attuario che si affida ad analisi, calcoli e percentuali nelle situazioni più diverse, così come a infinite divagazioni e riflessioni anche su argomenti banali: “Guardavo un film alla settimana. La ritenevo una frequenza ottimale, tenuto conto della complessità dell’evento. Il film che finivo per vedere era il risultato di un processo di selezione approfondito. Esisteva un numero quasi infinito di fattori da prendere in considerazione, anche se di cruciali ce n’erano ben pochi, il che significa che il lavoro di base poteva svolgersi in una settimana”. Costretto a dimettersi da un’importante compagnia di assicurazioni, Henric ha scoperto che il fratello recentemente scomparso gli ha lasciato in eredità il parco avventura TuMiFun, non senza i notevoli debiti contratti con criminali di lungo corso. Per salvare la pelle, ma anche i posti di lavoro del personale e il parco stesso, ha dovuto ricorrere a qualche atto drastico di autodifesa, causando la morte di uno dei gangster, quale conseguenza di un’interazione cinetica tra lui e il gigantesco orecchio di un coniglio di plastica. Ora la situazione finanziaria è ancora complicata, ma considerando le cose su un orizzonte temporale di cinque-dieci anni, tutto sembra andare per il meglio. Peccato però che Juhani, il fratello morto, si ripresenta più vivo che mai, deciso a riprendere il ruolo di comando all’interno del parco: la sua strategia si basa sulla promessa di sostenere i cambiamenti sollecitati dai dipendenti, Johanna, Samppa, Kristian, Esa e Minttu K. Ma i problemi che Henric deve affrontare, provengono anche dall’esterno: Kuisma Lohi, un investitore di capitali, punta ad acquisire il TuMiFun; l’ispettore Pentti Osmala, dell’unità contro le frodi del crimine organizzato di Helsinki, tiene d’occhio Henric; la FinGiochi si sta trasformando da fornitore affidabile a ricattatore e socio in affari potenzialmente distruttivo; i concorrenti stanno assorbendo la clientela e lo stesso Juhani che non fa che creare problemi. Con la FinGiochi che manda attrezzature antiquate e vuole che siano pagate a peso d’oro e il fratello che cerca di vendere il parco a Kuisma Lohi, c’è bisogno di qualcosa che ribalti la situazione e che attiri i visitatori. C’è bisogno dello Scivolo dell’Alce. Il mondo che Tuomainen ha creato in questa trilogia è affascinante e stravagante allo stesso tempo. La tensione è assicurata dai forti contrasti che si vanno delineando, basti pensare al parco avventura per bambini popolato da grandi attrazioni che dovrebbero assicurare il divertimento, dove si consumano invece brutali omicidi, seguiti da bizzarri tentativi di occultamento dei cadaveri. Ritroviamo alcuni personaggi conosciuti nel primo libro della trilogia e ne vengono introdotti di nuovi, molti dei quali con tratti fortemente caricaturali. C'è molta ironia, soprattutto quando la matematica deve venire a patti con la realtà, o viceversa, mentre i dialoghi sono spesso surreali. Henric Koskinen, eroe improbabile, capace di risolvere ogni situazione grazie a calcoli matematici, si trova coinvolto anche in una storia d’amore con l’artista Laura Helanto, i cui inizi vengono descritti — non poteva essere diversamente — in termini numerici: “Mi piace la tua compagnia. Mi rendo conto che mi piacerebbe aumentarne la quota nella mia vita”. Leggere questo romanzo è proprio come essere proiettati in un parco avventura: passando repentinamente da un’attrazione all’altra, da una situazione all’altra, il brivido è assicurato.