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Il passaggio

Il passaggio

Il silenzio è lì, fermo e imperturbabile. È sempre stato grande, come se fosse un uomo con le mani enormi e due braccia possenti, capace di ascoltare senza interferire, cullando, tranquillizzando e proteggendo. Ancora una volta, la solitudine avvolge l’istante in cui tutti sono lontani. È distante chi dice di amare, chi dice di crederci, chi ha sofferto e chi ha fatto soffrire, chi vorrebbe dimenticare senza riuscirci e chi, invece, ha posto ogni ricordo nel cassetto che non aprirà mai più. La solitudine imperversa, si muove guidata dal silenzio e dalla fiamma di una flebile luce che illumina l’ambiente. Sembra l’ultima ora di una vita, come se il mondo dovesse finire di lì a poco. Nulla può scalfire la forza, che tiene in scacco tutte le paure. La donna sa di possedere una grande energia, conosce le sue potenzialità ereditate da entrambi i genitori. Sa di avere la dolcezza della madre e la potenza caratteriale del padre. Non nasconde a se stessa di essere spesso malinconica come la sua mamma e di spiccare per esuberanza e baldanza come il suo genitore. In nessuna di queste caratteristiche, però, individua la debolezza. Nulla è estraneo alla sua persona, nulla è sbagliato, anche se per diverso tempo ha pensato che i suoi genitori avessero commesso l’errore di unirsi e darle vita. Del resto, il senso di smarrimento che spesso la assale e tutta la negatività che caratterizza la sua esistenza, non sono altro che il frutto del loro amore. Spesso, dopo un sonno agitato, si sveglia con il cuore che batte all’impazzata e non sa se quanto percepisce, sia realtà o immaginazione. Ascolta il rumore del fiume che passa sotto il ponte e vede quello che ha unito chi l’ha generata. Vede o pensa? Forse, pensa alle vite dei genitori durante il periodo della giovinezza. Chissà quando è stata concepita, si chiede, se in un momento di pura euforia o in un istante accompagnato da un lungo e amorevole abbraccio. È sicura di essere il frutto di un amore forte, fiammante, pieno di passione e ardore: è certa, che quell’affetto così potente si sia riversato totalmente nel suo corpo, nel suo cuore e nella sua anima. Lei, la primogenita, ha ereditato tutto questo. Gli altri figli sono stati creati con meno ardore e meno coinvolgimento. L’amore è la soluzione a ogni male, capace di risolvere ogni problema. Quello stesso amore che le dona la vita e la bellezza della natura, della condivisione e della preghiera. Sin da bambina prega, chiedendo al Signore di poter diventare grande e brava. Non sa dire se la sua sia una richiesta o un accordo con l’Altissimo...

Emozioni e stati d’animo estrapolati da vicende di vita narrate, esaltati all’ennesima potenza, incentrando la narrazione sulle grandi potenzialità dell’amore, il più nobile dei sentimenti. Lo fa con maestria Sibilla Aleramo, pseudonimo di Rina Faccio, in questo Il passaggio, un romanzo che vede la luce nel 1919 in cui le riflessioni sui momenti essenziali della sua crescita costituiscono un itinerario critico sull’evoluzione della coscienza e dello spirito. L’autrice tratteggia con cristallina lucidità il suo percorso di donna, partendo dall’amore che l’ha generata, per arrivare ad apprezzare e al contempo odiare il suo impeto, la sua forza e le sue debolezze. Il racconto sembra volteggiare su un’altalena di vive sensazioni, tra le sentenze contro la vita per averle imposto situazioni e persone e l’apprezzamento nei confronti dell’ambiente che l’ha sempre circondata. Ha avuto tutto Sibilla; in fondo, non le è mai mancato niente, né l’amore, né il calore delle persone e nemmeno le illusioni e le disillusioni. Una scrittura di spessore la sua, dalla penna ferma e decisa, che scava nei meandri più profondi dell’anima. In/Con questo Il passaggio, l’autrice esalta all’ennesima potenza il suo pensiero, dando una luce differente alla spiritualità femminile, concepita come fortemente diversa da quella maschile. Le donne sono particolarmente istintive, spontanee, perspicaci e per questo riescono a stabilire una connessione immediata con l’Universo, producendo una letteratura diversa e di genere. Questo è l’elemento fulcro intorno a cui ruota la sua concezione di femminismo, che la scrittrice vede intrinsecamente collegato al mondo della letteratura. Sono tanti gli elementi autobiografici inseriti nel romanzo, come le figure dei due genitori che spesso compaiono nella sua opera letteraria. La sua voce è nitida e chiara, se pur inquieta, di quell’inquietudine che sempre accompagna i suoi scritti. Quel dolore nato con la violenza subita e la costrizione a un matrimonio infelice, non la abbandona mai. Il recupero della propria libertà, la possibilità di potersi negare, l’ha resa più forte e fiera di se stessa e del genere femminile, senza liberarla dalla potenza dei ricordi.