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Il passaporto verde

Il passaporto verde

Fatiha ha appena scoperto di essere incinta ma quando lo comunica a Soufiane il ragazzo non risponde. Per diversi giorni, nonostante le continue telefonate perse e altrettanti messaggi, Soufiane sembra sparito dalla faccia della terra fino a quando un giorno si rifà vivo e le dà appuntamento al caffè vicino all’ospedale. Seduto lontano da lei le spiega che i suoi genitori non accetterebbero mai quell’unione poiché lei non è più vergine e quel bambino diventerebbe il figlio del peccato. Lei ritiene di essere una brava musulmana ma a quel punto deve trovare una soluzione. Intanto a Parigi Kenza sta aspettando con il passaporto marocchino fra le mani l’imbarco. Riflette sul fatto che tutti i passeggeri che appartengono alla Francia e al resto del mondo possono mettersi in fila sulla destra, mentre gli altri tutti a sinistra. È il colore del passaporto a fare la differenza, con quello bordeaux si ha la libertà di andare in qualunque parte del mondo, con quello verde (lo stesso che possiede lei) ci sono delle limitazioni. Atterrata all’aeroporto “Mohammed V”, viene riconosciuta in quanto nipote dell’ex governatore di Casablanca e dopo i controlli viene accompagnata a casa dall’autista di suo nonno. Fatiha intanto decide di contattare una veggente per disfarsi del bambino, e la donna le dà un liquido nero e vischioso da bere un litro al giorno per tre giorni. Le due ragazze sono cresciute insieme, Kenza ha perso i genitori da bambina ed è stata tirata su dai nonni e Fatiha figlia della governante l’ha aiutata con la sua presenza e la sua amicizia a non sentirsi troppo infelice. Ora sono due donne con strade tracciate che sembrano distanti ma il ritorno di Kenza in Marocco le farà di nuovo incontrare…

Il romanzo racconta un’amicizia che dovrà fare i conti coi limiti e le barriere imposte da un sistema normativo e culturale piuttosto limitante. Tutti noi nati in Europa probabilmente non abbiamo mai dato peso al colore del passaporto. Forse non abbiamo mai saputo che in base al suo colore qualcosa cambia; infatti se si proviene dal Marocco o anche dall’Arabia Saudita o il Pakistan, il passaporto sarà verde, perché verde è il colore che rappresenta la religione islamica del paese. Un passaporto verde è quello che separa e classifica le due protagoniste del primo romanzo di Zineb Mekouar, passaporto che permette a Kenza di trasferirsi a Parigi per frequentare l’università, ma ne decreta anche il rientro in patria al termine degli studi; Fatiha, al contrario che non ne possiede uno, non avrà la possibilità di allontanarsi dal Marocco per abbandonare il suo destino di sposa per proseguire nell’educazione. Due amiche che, dopo un’infanzia in simbiosi, si perdono per poi ritrovarsi in una circostanza delicata per entrambe, bloccate in un Marocco che sta stretto a tutte e due ma da cui sono impossibilitate a separarsi. Zineb Mekouar è nata a Casablanca nel 1991 e abita a Parigi dal 2009, dove ha studiato Scienze politiche ed Economia. Ha vissuto a Firenze per un anno e da allora torna regolarmente in Italia. Il passaporto verde è il suo romanzo d’esordio ed è stato tra i finalisti del Premio Goncourt per l’opera prima, Coup de coeur de l’été 2022 de l’Académie Goncourt e finalista al Prix du Premier Roman 2023.