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Il passo obliquo

Il passo obliquo
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Con la morte del suo amico d’infanzia, ormai perso di vista da parecchi anni, ma comunque nella cerchia dei contatti più stretti, Paolo si trova ad affrontare ed elaborare un avvenimento lontanissimo dai suoi normali clichés. Paolo è infatti un uomo razionale, calcolatore, che non lascia mai nulla al caso, per questo la scomparsa dell’amico, col quale oramai aveva rinunciato a rivedersi anche solo per un saluto, ma non mancavano messaggi, cartoline e lettere d’auguri, lo getta nello scompiglio totale: non riesce a spiegarsi come sia possibile che il destino, ma possiamo parlare di destino?, si sia voluto accanire in maniera così crudele su un uomo che comunque era ancora giovane, aveva una famiglia, non aveva fatto male a nessuno. Paolo ha molto in comune con l’amico: l’età, alcune passioni, gli anni di scuola, la vita fatta di soddisfazioni e prima ancora che di qualche piccolo successo. E poi tutto finisce all’improvviso, senza neanche un segno premonitore, un preavviso. Paolo inizia allora un percorso interiore, fatto di ricordi ma anche si sconvolgenti esperienze, che lo portano a dialogare prima solo con se stesso poi con una misteriosa voce, quella di Dio in persona, che tutte le sere lo aspetta per accompagnarlo in questo viaggio obliquo, distante dalla rassicurante razionalità. Scopre allora che la vita va oltre l’ordinarietà di tutti i giorni, si può manifestare con segni e disegni che non sempre siamo in grado di cogliere, ma che per questo non sono meno importanti da leggere e da interpretare...

Non è facile lanciarsi in un romanzo, quasi di formazione, chissà se comunque velatamente autobiografico, sull’aldilà, sulle inquietudini ataviche che spingono e accendono le nostre paure più recondite. Ci ha provato Marcello Zinno, speaker radiofonico e direttore della rivista webzine “RockGarage”, con un racconto bello nella prosa, ma un po’ balbettante nei contenuti, Il passo obliquo: “Ciascuno di noi, senza distinzioni né eccezioni, ha la possibilità nel corso della propria esistenza di compiere un “passo obliquo”, un momento preciso in cui la propria vita, accuratamente calcolata e inesorabilmente monotona, imbocca una direzione non conforme che porterà a nuove rivelazioni. Non è importante il quando ciò avverrà, bensì cosa quel passo porterà nella nostra conoscenza”. La scelta di raccontare la nostra vita oltre la soglia della razionalità nasconde molte insidie, prima fra tutte quella di non essere banali. Purtroppo Zinno cade in questa banalità, che forse è più un’ingenuità legata ad una necessità, la necessità di esplorare l’inconscio, che un artificio. Le riflessioni di Paolo, scambiate con una “voce” messianica che si manifesta tutte le sere nel momento della meditazione, pur toccando temi essenziali dell’esistenza umana, mancano non solo di originalità, ma anche di profondità: tutto molto surreale, troppo grottesco e, soprattutto, banale. Con la “voce” di Dio che si fa esegeta della vita anche attraverso la rilettura dei fatti della Bibbia. Probabilmente l’intento era quello di cogliere le inquietudini oltre la morte, ma alla fine il risultato fa più sorridere – benevolmente, sia chiaro - che riflettere. Giocano a favore del romanzo il ritmo narrativo e la fluidità della scrittura, fatta di tanti piccoli quadretti, tante riflessioni sparse e tutte ricondotte ad un unico pensiero: per questo non è un libro difficile da leggere.