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Il pastore sepolto

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Novembre di un anno imprecisato, nella prima metà del Novecento, a Guardialfiera. Giovannino è un adolescente e studia al Seminario di Trivento. La madre è morta da anni, e insieme al padre vive nella grande casa del nonno materno. È sera, e il nonno dovrebbe essere di ritorno a breve da Napoli, dove si è recato per cercare di sistemare una faccenda abbastanza sgradevole: si tratta di una spinosa questione riguardante alcune doti di matrimonio che al momento non può pagare; per pagare dovrebbe vendere la sua proprietà e rimanere senza niente. Del resto, la miseria sembra essere un problema diffuso a Guardialfiera e dintorni: è sparito da tempo l’odore di vivande nei vicoli fradici di mota, e dalle porte buie delle case si indovinano i camini spenti; guardando a levante verso le terre piane della Difesa delle Camarelle e Santa Maria in Civita, non si intravedono più gli uomini curvi sulla terra, né i buoi aggiogati ad arare. Da Napoli spesso arriva gente a raccogliere i contadini per portarli in America. In genere questi forestieri si piazzano davanti alla bottega del barbiere e iniziano a tessere le lodi dell’America: il viaggio, prima di tutto, è gratis; poi in America si lavora poco e si guadagna molto. Le lettere di quelli che già sono partiti raccontano di boschi sterminati, innumerevoli armenti e terre senza padrone. Chissà, presto anche Giovannino salperà per l’America, con la zia Albamaria, promessa sposa di don Igino Colavita. Il viaggio del nonno non ha infatti sortito l’esito sperato: i mariti di Costanza e di Filippa vogliono anzi fargli causa...

Francesco Jovine fu un raffinato intellettuale molisano; fu giornalista, romanziere e saggista. L’editore Divergenze ripropone ora un breve racconto, Il pastore sepolto, tratto dall’omonima raccolta pubblicata da Jovine nel 1945. Sviluppandosi lungo un registro stilistico di alto livello, che richiama autori più celebri, Il pastore sepolto racconta la decadenza di una famiglia - topos abbastanza caro alla letteratura primo novecentesca, e assai diffuso - attraverso la voce di Giovannino, l’io narrante e alter ego dell’autore. Al tema della disgrazia che incombe sul focolare domestico, si affianca poi il più italico argomento del miraggio dell’America; fenomeno, questo, che nell’Italia contadina della prima metà del novecento era davvero presente: chi, del resto, non annovera fra i propri avi qualcuno che sia partito alla volta dell’America in cerca di fortuna? L’emigrazione di massa verso altri angoli del globo continua ancora oggi, seppur in altre forme, a caratterizzare le popolazioni del sud Italia: generalmente si parte per l’invivibilità del contesto nel quale sorge il Sud, ma è proprio abbandonandolo, forse, che il Sud diventa ancor più invivibile. Il pastore sepolto è un racconto breve, sulle 50 pagine. Nonostante la brevità, si rivela un piccolo capolavoro: un tesoretto, per così dire, della vecchia tradizione letteraria italiana, quella che fiorì fra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento. Ricorda molto il Pavese de La luna e i falò, questa nuova edizione è un’ottima occasione per riscoprirlo.