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Il pavone bianco

Il pavone bianco

Eastwood, contea di Nottingham, Inghilterra. Nelle campagne che circondano le città la rivoluzione industriale non ha ancora portato i grandi stravolgimenti che verranno negli anni successivi, ma tutto sta cambiando in maniera inesorabile, con la velocità dell’acqua di un fiume ingrossato dalle piene. Cyril e George sono due ragazzi diversi per natura e ceto sociale, ma uniti da un’amicizia che li lega nonostante i caratteri molto distanti. Cyril, giovane possidente, è più posato, riflessivo, mentre George è un contadino dall’animo inquieto, tormentato da un sentimento amoroso nei confronti di Lettie, sorella di Cyril. Un sentimento non completamente ricambiato che, con il trascorrere degli anni, diventa un grumo duro e pesante come ferro nel cuore di George. Le storie delle due rispettive famiglie si incrociano e cambiano al mutare della società e del progresso caotico e aggressivo, anche se la campagna inglese resta ancora separata dalle rivoluzioni che avvengono nelle città, conservando quel gusto antico e all’apparenza immutabile. Il trascorrere del tempo è scandito dalle visite che i due amici si fanno reciprocamente dopo il matrimonio di Lettie con Leslie e di George con Meg. Cyril osserva l’amico invecchiare e cambiare, attraversare la vita con dolore e declinare lentamente. La sua passione per i cavalli, poi la conduzione dell’osteria e infine la schiavitù dettata dall’alcol che mineranno per sempre la sua salute. Una parabola sempre più cupa verso l’ovest della sua vita, come se il rimpianto per quell’amore mai avuto per la bella Lettie gli avesse consumato cuore e anima...

Figlio di un minatore e di una ragazza della media borghesia, David Herbert Lawrence (qui il nostro articolo di approfondimento a cura di Irene Mazzali) viene al mondo proprio in quella parte di Inghilterra da lui descritta in questo che sarà il suo primo romanzo pubblicato nel 1911, primo di una lunga serie. Minato da problemi di salute che nel 1914 lo renderanno inabile al servizio militare, assieme alla moglie Frida farà frequenti viaggi tra Parigi, Baden-Baden, l’India, Cylon, l’Australia e l’Italia dove traduce Verga tra il 1922 e il 1923. Ripreso in mano e rivisto più volte, Il pavone bianco anticipa di alcuni anni L’amante di Lady Chatterley, uno dei suoi lavori più famosi e, all’epoca della prima pubblicazione avvenuta nel 1924, contestato a causa dei contenuti considerati quasi pornografici. Un’opera prima dunque dove rintracciare quelli che saranno i temi principali della scrittura di Lawrence, attingendo anche all’ottima ed esaustiva introduzione a cura di Giuseppe Gadda Conti, che colma le lacune di quanti si avvicinano per la prima volta alla scrittura di quello che viene considerato uno dei maggiori innovatori della letteratura anglosassone, interessato a raccontare gli aspetti più laceranti della condizione dell’uomo che deve affrontare una strada per il futuro che non potrà mai essere dritta e spianata. Un autore che, nonostante la forte connotazione “antica” data da paesaggi ormai perduti nel tempo, peraltro magistralmente descritti con note quasi poetiche, risulta invece essere estremamente attuale nelle tematiche e nelle dinamiche tra individui impegnati a vivere una vita maledettamente simile a una corsa a ostacoli.