Salta al contenuto principale

Il pellegrinaggio in Oriente

pellegrinaggiooriente

Periodo successivo alla Grande guerra. Il popolo d’ Europa è “scosso dalla guerra, disperato per la miseria e la fame, profondamente deluso dall’apparente inutilità di tutti i sacrifici di sangue e di averi”. Diventa quasi una necessità trovare ristoro, almeno spirituale. Inizia a farsi largo, soprattutto nei popoli sconfitti, “uno stato eccezionale di irrealtà, di disposizione al surreale, anche se in pochissimi casi si varcò affettivamente qualche barriera e si intrapresero puntate nel regno di una futura psicocrazia”. Per questi motivi, molti si rivolgono ad una fantomatica Lega, di antichissima fondazione e di cui poco o nulla si conosce, che organizza viaggi in luoghi meravigliosi, in particolare un pellegrinaggio in Oriente. Oltre a scopi propri della Lega stessa, da mantenere segreti, ogni partecipante deve avere un suo scopo personale da sottoporre all’assemblea dei Superiori per l’approvazione, dopo il consueto anno di prova. Il pellegrino H, un violinista e “lettore di fiabe”, ha il desiderio di incontrare la principessa Fatma, ma c’è chi ambisce a trovare “un grande tesoro che egli chiamava Tao”, un altro pellegrino “si era ficcato in testa di catturare un certo serpente al quale attribuiva forze magiche e a cui dava il nome di Kundalini”. Esistono molti gruppi di pellegrini della Lega, ognuno capeggiato da una Guida; il gruppo di cui fa parte il nostro narratore attraversa “il Mare lunare fino a Famagosta” o scopre l’Isola delle Farfalle, o fa una “solenne festa della Lega presso la tomba di Ruggero”. A proposito della tomba di Ruggero, uno dei precetti fondanti è proprio quello di soffermarsi a “venerare tutti i luoghi e le memorie connesse con l’antichissima storia della nostra Lega e della sua fede”. Quando alcuni degli innumerevoli gruppi in cammino si incontrano, proseguono e si accampano insieme, come succede per esempio col gruppo di cui fanno parte il poeta Lauscher, i pittori Klingsor e Paul Klee. Ma riusciranno i pellegrini a raggiungere i loro desideri?...

Hermann Hesse nasce a Calw, in Germania, nel 1877. Tutta la sua vita, dall’adolescenza fino all’età adulta, è segnata dalla depressione che risolverà in larga parte grazie alle sedute di psicanalisi col dottor Lang, collaboratore di Jung. Questa esperienza gli fa nascere un grande interesse per la materia. La sensibilità, la debolezza psichica di Hesse è stata la sua maledizione e anche la sua benedizione, per quell’alternanza tra bene e male, tra luce e buio che caratterizza anche tutta la sua produzione artistica. Hesse è uno di quegli autori la cui opera omnia, infatti, è intrinsecamente e in maniera indissolubile legata alla sua esistenza. Il breve romanzo oggetto di questa recensione, scritto nel 1932, contiene tutta la sua grande, immensa scrittura: colta, simbolica, mistica, analitica. Colta ma non irraggiungibile, colta ma non elitaria; è quel tipo di cultura che ti fa “googlare” opere, personaggi, termini e che, quindi, risponde a ciò che soprattutto si chiede ad un libro, cioè sapere, conoscere. Qui troviamo citata ad esempio la “chanson” Huon de Bordeaux, che trasla la letteratura francese medievale (siamo nel XIII secolo) dalla “chanson de geste” al “roman d’aventure”, possiamo leggere un passo da L’Orlando furioso (canto 7), viene citata la città cipriota di Famagosta, l’Isola delle Farfalle che si trova vicino a Rodi. Inoltre, da grande studioso e appassionato di religioni orientali, ad uno dei pellegrini fa ricercare un grande tesoro che si chiama Tao, concetto base del Taoismo, un altro vuole catturare un serpente che chiama Kundalini e, guarda caso, Kundalini, nell’induismo, è una forma di Śakti (energia divina) che si trova arrotolata alla base della spina dorsale e, quando viene risvegliata, si srotola verso l’alto come un serpente (appunto). Tutto è simbolico, il protagonista di cui si citano solo le iniziali H.H. è facilmente riconoscibile nell’autore stesso che, come in altri suoi capolavori (Demian, Il lupo della steppa), sceglie un Altro, un eteronimo, dietro cui si cela e si guarda, analizza. Questo pellegrinaggio tutto interiore, che è un viaggio estremamente psicanalitico, surreale, è figlio non solo delle esperienze di Hesse (la disperazione di cui soffre il protagonista si sovrappone al forte disagio dello scrittore scaturito dalla Prima guerra mondiale e da avvenimenti più personali) ma risente anche del movimento intellettuale del periodo post-bellico. La psicanalisi si è affermata, nasce il movimento surrealista le cui caratteristiche di irrazionale e sogno si ritrovano nel viaggio degli adepti alla Lega. Un piccolo romanzo magico, sorprendente, di uno dei più grandi scrittori del Novecento.