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Il peso della galena - La storia della famiglia Sanna

Il peso della galena - La storia della famiglia Sanna

Settembre 1841, Marsiglia. Giovanni Antonio Sanna girovaga nei vicoli del centro storico sotto il cielo plumbeo. È in città da meno di un mese, ha abbandonato l’amata Sardegna in cerca di fortuna, nonostante l’opposizione della famiglia. Prima della partenza il suo amico Roberto Rufi gli ha dato un biglietto su cui ha scritto un indirizzo, appartiene a una ragazza “di onesta famiglia spagnola”, figlia di un commerciante che, prima della prematura scomparsa, ha aiutato gli immigrati della Catalogna. Giovanni Antonio non è contento di dover chiedere aiuto a una ragazza sconosciuta, fosse anche per un pasto caldo, si sente a disagio, ma quel nome è l’unica cosa che lo separa dalla disperazione: Maria De La Encarnaciò Llambi fu Augustì. Raggiunta la dimora bussa alla porta e quando una timida voce domanda chi sia oltre la soglia, lui cerca di mantenere un tono suadente per conquistarne la fiducia. La giovane, meglio nota come Mariette, lo fa accomodare, in casa con lei si trova una coppia di affittuari. In pochi istanti l’infreddolito sassarese si ritrova seduto su una comoda poltrona davanti al camino acceso, a sorseggiare sidro in compagnia di una garbata fanciulla. Ne approfitta per studiarla e per osservare la stanza, i mobili e capire con chi ha a che fare. Data la piacevole atmosfera, le racconta perché ha lasciato Sassari per cercare opportunità lì. Le spiega che in Sardegna il regno sabaudo impedisce ai giovani sardi di crescere e prosperare, inoltre sono molti i sardi che potrebbero amministrare il regno meglio del re. L’interesse di Mariette è evidente e questo lo rende felice, invece sua madre e le sue sorelle si aspettavano da lui che esercitasse il mestiere di avvocato in “qualche cencioso ufficio legale nei pressi della chiesa di Santa Caterina”. Inoltre, insieme al fratello Filippo, ha fondato un giornale: “Il Promotore”, di chiaro stampo mazziniano e dopo avervi scritto alcuni articoli, il rischio di incorrere in problemi con la giustizia ha contribuito alla sua partenza. La giovane ascoltatrice ammette di avere una vita meno interessante e di trascorrerla prevalentemente ad Avignone con la madre e il patrigno. Guarda caso è proprio in quella città che Giovanni Antonio ha degli affari e presto ci andrà per visitare una fabbrica. Lei gli assicura che domanderà alla madre di affittargli una delle stanze della loro grande casa. La piacevole chiacchierata è ormai conclusa, il sidro è terminato e non è opportuno trattenersi, a malincuore l’ambizioso Sanna deve congedarsi dalla deliziosa Mademoiselle Llambì...

La grande miniera di Montevecchio, a cui Giovanni Antonio Sanna (Sassari 1819 – Roma 1875) ex mediatore portuale, dedica la propria esistenza e lega il destino dell’intera famiglia, inclusi i generi, attualmente fa parte dell’ampio Parco geominerario storico e ambientale della Sardegna, dichiarato dall’UNESCO primo Parco Geominerario al mondo nel 1998. L’attività estrattiva si è sviluppata a livello industriale per 143 anni e oggi il sito è meta turistica molto frequentata. La gestione delle concessioni minerarie di Montevecchio viene data a Sanna a partire dal 1848 e in questo romanzo a lui dedicato, Laura Lanza descrive con ricchezza di dettagli, frutto di una documentazione certosina, gli eventi che nel corso degli anni hanno portato la famiglia Sanna, pur con difficoltà, a rendere produttiva l’area. Sanna è un uomo ambizioso e intraprendente, incline a pianificare fin nel dettaglio amicizie e relazioni, determinato a mantenere il controllo su tutto e tutti, incluse le quattro figlie di cui organizza con estrema razionalità il matrimonio, che è “legato al futuro di tutto ciò che stava costruendo; quindi, era una scelta che non poteva essere affidata al caso” e ai sentimenti, soprattutto avendolo privato la sorte del figlio maschio tanto desiderato per prendere in mano gli affari della miniera. Sanna è impegnatissimo anche in politica, quello in cui vive è un periodo storico complesso e molto importante per la Sardegna, di cui desidera difendere a ogni costo autonomia e diritti. Eletto più volte deputato sia del Regno di Sardegna che del Regno d’Italia, si interessa anche di arte e archeologia, raccogliendo opere importanti che in seguito costituiranno una ricca collezione, confluita dopo la sua morte nel Museo nazionale archeologico ed etnografico G. A. Sanna a Sassari. Nel romanzo Lanza dà ampio spazio anche agli aspetti più sentimentali della vita dei protagonisti. Non solo la relazione tra Giovanni Antonio e Mariette, ma anche quelle tra le figlie e i loro pretendenti, come Amelia e Francesco Guerrazzi, Enedina e l’ingegnere Giorgino Asproni (direttore di Montevecchio dal 1866 al 1876), vengono ricostruite e descritte con un pizzico di romanticismo. La sassarese Laura Lanza, scrittrice e insegnante di lettere, appassionata di storia, fa parte dell’associazione Quiteria, attiva nell’ambito della promozione culturale, nella riscoperta delle tradizioni e dell’identità regionale e nella rievocazione storica sarda.