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Il piano B

Angelo viene raccolto ancora in fasce in un cassonetto della spazzatura e affidato a un istituto di Palermo gestito dalle suore, deve è sottoposto fin da piccolo a una rigida disciplina. Il bambino manifesta una preoccupante forma di insofferenza per ogni regola, dando prova di un carattere difficile e predisposto a una vita da asociale. Una delle sue prime forme di ribellione è nei confronti della preghiera, a cui deve costantemente dedicarsi insieme ai suoi compagni, bambini di varie nazionalità dal cinese Liang all’indiano Samir. Vistosi costretto a obbedire alle rigide imposizioni delle suore, Angelo decide di volgere a suo favore la situazione sfruttando da opportunista le preghiere solo per avere il perdono facile dalle diverse mancanze che commette. Ma poi avviene una svolta che lo addolcisce. Quando una coppia del Nord Italia fa visita all’orfanotrofio rimane colpita dal bambino e decide di avviare le lunghe pratiche per una possibile adozione. L’orfano arriva persino a trascorrere il Natale dai suoi potenziali genitori adottivi, che lo ospitano per alcuni giorni nella loro bella casa e lo circondano di regali, ma ad un tratto non fanno più avere loro notizie. Sicuramente Angelo non ha risposto pienamente alle aspettative. Per il bambino, anche se non ha il coraggio di ammetterlo nemmeno a se stesso, la scomparsa della coppia che aveva riservato tanto interesse nei suoi confronti è un trauma, rappresenta l’ennesima dimostrazione che tutte le persone sono moralmente deprecabili e lui si sente sempre più in diritto di essere ostile verso una società che continuamente gli riserva delusioni. Arriva a circa dieci anni a concepire quello che secondo lui sarebbe il giusto piano B per rifarsi della mancata adozione: comportarsi talmente male da evitare che un’altra coppia di ricchi ipocriti possa pensare di prenderlo in giro. A diciotto anni abbandona l’orfanotrofio e per togliere ogni inutile sentimentalismo al momento dei saluti con le suore che gli hanno fatto da madri, racconta di averle derubate di un crocifisso d’oro del valore di duemila euro. Angelo diviene un adulto che si accontenta di lavori precari e di una vita fatta del minimo indispensabile, sempre ostile nel suo animo verso tutto e tutti raggiunge una svolta quando conosce Huang, una cinesina molto carina con un bambino, che dimostra di essersi innamorata di lui. Ma la ragazza gli fa notare come la sua vita non abbia significato, sollecitandolo a concepire un nuovo piano B…

Scoperto da Davide Parenti che lo ha voluto nello staff de Le Iene, Angelo Duro è un giovane attore e scrittore di origine siciliana che ha raggiunto la piena popolarità con la rubrica I sogni di Angelo nel popolare programma Mediaset e in particolare con la puntata Il rissoso. Alla televisione e al cinema, dove ha esordito con il film Tiramisù, Duro ha affiancato un’intensa attività teatrale volta al rinnovamento dei temi e del linguaggio. Il piano B è il suo primo romanzo, in cui ripropone il suo stile disincantato e dissacratore che gli ha consentito di tendere una mano al pubblico giovanile, un’opera che ha già riscosso un considerevole gradimento da parte dei lettori. Il protagonista, un orfano di trentacinque anni che dopo aver raccontato la sua infanzia fa di tutto per dimostrare di non aver mai superato il trauma di essere stato raccolto dalle suore nella spazzatura, è talmente carico di risentimento da vedere sempre il lato negativo di ogni cosa. Nelle persone ravvisa solo opportunismo e superficialità, il suo unico obiettivo è vivere dello stretto necessario per non correre il rischio di perdere qualcosa a cui potrebbe essere legato, ha pensieri maschilisti nei confronti delle donne e non riesce a innamorarsi, si sente infastidito da ogni persona, persino dai bambini che ritiene troppo chiassosi. Fortunatamente si trattiene spesso dal rivelare i suoi veri sentimenti, che però lo rendono un asociale contento della sua condizione con la paura di vivere a pieno la vita. In un’intervista per “TV sorrisi e canzoni” l’autore ha spiegato di avere una personalità diversa rispetto al suo personaggio. “Lui è un tipo negativo – sostiene Duro – io non sono come lui, non mi irrito solo per avere un riscatto dalle brutte esperienze, anche se riconosco che la rabbia può aiutare in tal senso. So giocare sulle disavventure che mi hanno fatto soffrire, l’Angelo orfano questo non lo sa fare”. E in effetti Il piano B è un intero romanzo dedicato a dimostrare quanto possa essere arrabbiato il protagonista, tema nell’opera troppo predominante che pagina dopo pagina rischia di annoiare il lettore. La prima delusione arriva quando Angelo racconta l’incontro con Huang annunciando una grande svolta nella sua vita; è inevitabile pensare a una storia d’amore, magari vissuta in modo estremamente stravagante, che possa rendere più interessante la narrazione, ma poi la storia d’amore si interrompe e si scopre che il nuovo piano B non è altro che un’impresa paradossale. L’autore torna ancora a sviluppare il tema del risentimento che attanaglia l’animo dell’orfano ormai trentacinquenne, rivelandosi eccessivo e ripetitivo.