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Il ponte dei delitti di Venezia

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Venezia, 1729. Giovanni Antonio Canal, detto Canaletto, si gode le gioie dell’amore con la sua Charlotte. Hanno deciso di non sposarsi, di vivere entrambi delle loro arti, quindi la mattina lei si alza dal letto e lo abbandona per i suoi impegni, mentre lui indugerebbe ancora volentieri tra le lenzuola con lei, ma non riesce mai a convincere la sua donna, che si veste e se ne va. Così anche oggi Canaletto si alza con calma e si avvicina al quadro a cui sta lavorando. È orgoglioso della tela, una veduta di Venezia particolarmente riuscita. Ora definisce ancora meglio le figure nei suoi dipinti ed è soddisfatto di come siano venuti i due Schiavoni con il copricapo a turbante e le sciabole, la popolana vista di spalle e anche quell’uomo, quello che sembra proprio guardare negli occhi l’osservatore. Canaletto ne è stato colpito dal primo momento che l’ha disegnato, come se la figura vivesse di vita propria. Non sa chi è, cosa sta facendo lì, ma percepisce qualcosa di magnetico che lo affascina. È mentre osserva con attenzione ogni particolare che viene raggiunto dal suo buon amico Owen McSwiney, che è anche il suo procacciatore di acquirenti fuori dai confini della Serenissima. Questi gli annuncia che il Signore della Notte al Criminal vuole vederlo subito. Canaletto è atteso al Ponte delle Guglie, dove si trova il cadavere di un uomo. È Marco Grisoni, segretario della Cancelleria della Serenissima Repubblica di Venezia. Ha due buchi nel collo perfettamente rotondi e uno stiletto piantato sul petto fino all’elsa che inchioda un foglietto dove, in inchiostra scuro, è scritto proprio “Canaletto”...

Se possibile, questa seconda avventura del Canaletto è stata una lettura ancor più bella della prima, ovvero Il cimitero di Venezia. Il nuovo capitolo della saga riprende la storia del pittore (così come se lo immagina Strukul) dopo quattro anni: stessi personaggi con qualche sorpresa in più, soprattutto quella a fine romanzo che porta a rivedere entrambe le storie. E, per fortuna, non finisce qui! Strukul ci ripropone la Venezia del Settecento con le sue atmosfere, i suoi colori, i vestiti, l’ordinamento della Serenissima e le magnifiche vedute che Giovanni Antonio Canal ci mostra nei suoi quadri, con gli Schiavoni e le loro divise, il lavoro dei vetrai, il morbo della rabbia, ancora pressoché sconosciuto e per cui all’epoca non c’era vaccino, ci riporta i personaggi amici e nemici di Canaletto, la bella Charlotte, la dolce Colombina e non solo, perché c’è anche il terribile Olaf Teufel. Un profondo lavoro di documentazione, quello dello scrittore, grazie al quale anche i lettori, seguendo attentamente la storia, imparano sempre qualcosa, mettono in tasca qualche curiosità in più sulla Serenissima e non solo. E sapendo che anche questo Il ponte dei delitti di Venezia fa parte di una storia più ampia, cresce la curiosità sul terzo capitolo della saga, appena giunti alla conclusione si ha già la voglia di rituffarsi nel seguito, sperando sia intrigante come questa seconda parte, con una sete di storie quasi paragonabile alla sete delle creature infettate dalla rabbia. Matteo Strukul si conferma un intrigante inventore di trame.