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Il ponte dell’impiccato

Il ponte dell’impiccato

Marco è arrivato a Fossosecco dopo l’incidente in cui ha perso la mamma e l’uso delle gambe. Con lui si sono trasferiti la sorella Anna e il padre, convinto che un tranquillo paese di pianura sia più adatto al figlio di Genova, una metropoli difficile per un ragazzino costretto a girare su un triciclo a motore. È il 23 dicembre, giorno d’inizio delle vacanze natalizie, e Marco, con gli inseparabili amici Stefano e Andrea, nonché con le amiche Lucia e Mirella, raccontano come e dove trascorreranno la notte di Natale. Marco andrà a Genova con la famiglia, sulla tomba della mamma, ma sarà una visita veloce, prima di far ritorno di nuovo a Fossosecco e ai suoi fantasmi. Sì, perché Marco vede i fantasmi dei trapassati, anzi, non li vede soltanto, ma ne rivive in prima persona il tragico momento della morte, avvenuta in modo violento. I trapassati non avranno pace se non si farà chiarezza sulle circostanze di quei delitti e se non verrà individuato il colpevole. Di questo sono convinti Marco e i suoi amici, che cominciano ad indagare sulla morte di don Silvio, fucilato da un plotone di soldati tedeschi durante la seconda guerra mondiale. Da quell’avvenimento, infatti, prendono origine altri misteri e altri delitti irrisolti di Fossosecco. I ragazzi chiedono aiuto a un esperto di magia nera, "vestito di nero, magro come il Cristo in croce, la pelle color sabbia della riviera romagnola e i capelli rame, le grinze e gli occhi scavati dietro due occhiali dalla montatura grossa e nera". Riuscirà questo inquietante individuo a indicare una strada ai cinque amici? Riusciranno i fantasmi a ritrovare la pace?

Il ponte dell’impiccato completa e conclude la storia narrata nel precedente La maledizione di Fossosecco. I due romanzi insieme costituiscono la serie La balotta dei Tramonti. Il termine balotta, tipicamente e pressoché esclusivamente bolognese, indica una molteplicità di persone aggregate insieme in uno stesso luogo, un gruppo omogeneo, insomma. E determinato e coeso, salvo qualche baruffa passeggera, è appunto il gruppo costituito da Marco, Stefano, Andrea, Lucia e Mirella. Il romanzo è introdotto da un’ampia narrazione dei fatti narrati nel primo volume. Spiega l’autore: “Se hai letto La maledizione di Fossosecco, questo riassunto ti sarà utile per rientrare nella storia, se non l’hai letto, queste righe ti aiuteranno a capire a che punto della storia siamo arrivati”. La storia certamente attirerà ragazzi e giovani adulti, ma potrebbe piacere anche a tutti coloro che, a qualsiasi età, amano leggere storie di fantasmi e calarsi nel buio dei misteri. L’atmosfera in cui si svolge la vicenda, dall’antivigilia di Natale fino al giorno di san Valentino, è abilmente studiata e descritta. L’ambiente è quello di un piccolo paese della pianura padana, con i suoi personaggi in vista, con i semplici cittadini di tempra orgogliosa intelligente e arguta, con la vita che scorre tra abitudini consolidate, saluti consueti, silenzi eloquenti. E tuttavia, dietro questa apparente calma si nascondono la violenza, il mistero e il male. Tante volte si nascondono così bene, che è necessario l’eccezionale dono di Marco al quale i morti riappaiono nel luogo della loro fine, per riportare in vita il ricordo delle vittime e per ricostruirne il vissuto condannando le colpe di chi è responsabile della loro morte. Corrado Peli, scrittore e giornalista, lavora in un’agenzia di comunicazione. Vive a Medicina, in provincia di Bologna. In un’intervista a “ThrillerNord”, al redattore che gli chiedeva da dove prendesse origine la sua carriera di scrittore, Peli ha risposto: “Dalla noia e da una certa predisposizione alla scrittura. Vasco Brondi (Le luci della centrale elettrica), durante la trasmissione Ossigeno ha citato Walter Benjamin, il quale diceva che la noia è la soglia delle grandi cose. Nascere e crescere in un posto dove non accade nulla ti obbliga a crearle tu quelle cose che non accadono. Fossi nato a Milano, forse, non avrei avuto il bisogno di scrivere”.