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Il portavoce

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Frankenthal è una cittadina di quarantamila abitanti nel cuore della Germania. Si trova a circa quaranta chilometri da Heidelberg, sede della più antica università tedesca, nella quale si sono formate menti come Hegel, Weber e Jaspers. Proprio lì – a Frankenthal, non a Heidelberg – nel 1972 nasce il non desiderato, non voluto e non cercato Rocco, figlio di due dei tanti emigranti italiani partiti per la Germania con il sole in tasca e la schiena ingobbita dai bagagli. Sacrifici e povertà; sacrifici e povertà; sacrifici, povertà e botte alla madre. Così cresce il piccolo Rocco, intelligenza vivace e spirito sensibile. La passione per i computer e per il film Wargames lo portano a diventare già dall’infanzia un piccolo hacker e, nonostante frequenti delle scuole per soli italiani – giocoforza di serie B e propedeutiche a lavori manuali, decisamente diverse rispetto a quelle dei figli della Germania – si distingue a tal punto da venire ammesso al ciclo di studi successivo, unico non tedesco insieme a un greco. Certo, a casa si convive sempre con la povertà, la roba di terza mano e la tirannia di un padre-padrone, ma sembra che i semi per un futuro meno grigio siano stati gettati. Poi però, ottenuta la sospirata pensione a vita, il padre-padrone decide che si deve ripartire. Basta col freddo, la schiena spezzata e il disprezzo dei crucchi. Quello che è fatto è fatto e si torna in Italia, destinazione Ceglie, Puglia. È ora di tornare a casa. Ma a casa di chi? Rocco, ormai quindicenne, è nato e cresciuto in Germania, in Italia lo straniero è lui. Nessuna amicizia, parenti a malapena conosciuti. E poi, gli studi e tutto il resto? Quando le cose avevano appena iniziato a girare per il verso giusto, era già arrivato il capolinea. O forse no …

Eccolo lì in copertina Rocco Casalino, il Rasputin del governo Conte, ritratto come il machiavellico Frank Underwood di House of Cards. E dunque cosa attendersi da questa chiacchierata biografia che ha visto il suo autore presenziare in TV come non lo si vedeva dai tempi del Grande Fratello? Lezioni di politica e comunicazione? Una rilettura dell’antico adagio per cui il fine giustifica i mezzi? No, niente di tutto ciò. Ne Il portavoce Rocco Casalino racconta se stesso e la sua picaresca vita mettendosi a nudo con uno spiccato senso di autenticità e una discreta fluidità stilistica. L’autore è protagonista di una storia allo stesso tempo di esclusione e inclusione, in cui emergono tante contraddizioni che spaziano dal rapporto con la famiglia e con la sessualità, sino ad arrivare al rapporto con il successo e, dulcis in fundo, con la politica. Tutte queste aree vengono sviscerate sapientemente dalla penna e dal cuore dello spin doctor del Presidente Conte con il lettore che lo segue attentamente dall’infanzia da emigrante in Germania fino ai palazzi del potere, passando per l’esperienza cruciale al Grande Fratello, sua croce e delizia. In Germania il piccolo Rocco dimostra un talento precoce per l’informatica, brillando rispetto agli altri suoi compagni – tutti rigorosamente spaghettifresser – e sperimenta in prima persona le violenze in famiglia, la discriminazione e la povertà, con quest’ultima che lo preoccuperà e spaventerà per tutta la vita. Nonostante ciò, Rocco è un piccolo miracolo e sembra che possa davvero avere una carriera brillante nella terra di Goethe e Beethoven ma quando è adolescente arriva la doccia fredda e si torna in Italia per insindacabile ordine del padre-padrone. L’adattamento con la piccola comunità pugliese di Ceglie, da dove viene la famiglia Casalino, è però buono e il teutonico Rocco si fa immediatamente conquistare dalla calda ospitalità del Sud, proseguendo gli studi e coronando il sogno materno di vederlo dottore. Poi però la svolta: Casalino viene selezionato per il Grande Fratello, il noto reality show alfiere della TV spazzatura degli anni 2000 e diventa semplicemente “Rocco del Grande Fratello”, un personaggio doppio, arrogante e calcolatore, stigma che si porta dietro tuttora quando, dopo aver iniziato a fare politica dal basso nel Movimento 5 Stelle, ha ottenuto la fiducia di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio arrivando a essere il braccio destro di Giuseppe Conte, ex-premier e avvocato del popolo. Il racconto di Casalino, indipendentemente dalle posizioni politiche che si possano avere, è sentito e interessante, ed è utile soprattutto per chi desidera capire come sia stato possibile che “Rocco del Grande Fratello” sia finito a sedere allo stesso tavolo di Donald Trump e Angela Merkel. Una storia fortunata, certamente, ma anche una storia di pazienza, sacrificio e lotta contro gli stereotipi.