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Il porto degli uccelli

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Lunedì 15 aprile. La pressione negativa all’interno del silo sigillato per i rifiuti rende l’impianto dell’avveniristico termovalorizzatore nel centro di Copenaghen pressoché inodore. I corridoi sono un labirinto di acciaio e valvole, pannelli di controllo, boiler e cartelli. Non ci sono finestre: l’inceneritore è un sistema chiuso, isolato dal ritmo e dal clima del mondo circostante. Una finestra, l’unica del silo, si affaccia sul cuore dell’impianto di incenerimento: il lato oscuro della civiltà occidentale, un cumulo gigantesco di sudicia inutilità. La benna, con la sua apertura di otto metri da un braccio all’altro sembra uscita da una distopia su un pianeta morto dominato da ragni giganti. Nell’immondizia, trasportata dal luogo di scarico degli autocompattatori ai forni, però, c’è anche il braccio snodato di un corpo umano che penzola da quegli enormi tentacoli. Due giorni prima. Anette Werner e Jeppe Kørner della sezione Omicidi di Copenaghen sono stati “disturbati” durante il weekend dall’ispettrice Irene Dam e hanno dovuto rinunciare ai loro programmi: un ragazzo di quindici anni, Oscar Dreyer-Hoff, è scomparso dopo essere stato visto per l’ultima volta il giorno prima all’uscita della scuola. Probabilmente si tratta di una fuga, ma il loro coinvolgimento è dovuto al fatto che è stata trovata quella che sembra una lettera d’addio e in passato i genitori, noti galleristi e commercianti d’arte investiti da uno scandalo, hanno ricevuto delle minacce. Ma la famiglia non è solo piuttosto “in vista”, è anche strana: come altro definire chi ha costruito il “letto di famiglia”, un letto gigante largo cinque metri dove i genitori e i tre figli dormono insieme?

Anche nel terzo libro della serie di Copenaghen pubblicato in Italia dopo Il guardiano di coccodrilli e Ali di vetro — il quarto scritto dall’autrice danese Katrine Engberg, ex ballerina e coreografa che ha lavorato anche in televisione e in teatro —, l’indagine sulla scomparsa del quindicenne Oscar Dreyer-Hoff viene affidata a Anette Werner e Jeppe Kørner, con il ruolo secondario, ma determinante, di Ester De Laurentis, l’anziana scrittrice ex docente universitaria e co-protagonista anche nei romanzi precedenti. Le ricerche si concentrano soprattutto nell’ambiente portuale di Copenaghen, fra fortezze su isole abbandonate, cunicoli e passaggi sotterranei, finendo per trovarsi faccia a faccia con personaggi ambigui, anime tormentate — come Mads Teitgene, il guardiano del forte Trekroner, da cui Annette si sente attratta —, loschi traffici, tentativi di corruzione e inquietanti legami familiari. Oltre che nella trama investigativa, la forza del libro risiede nello sviluppo delle vite private dei due protagonisti: nella vicenda del giovane Oscar, Jeppe riconosce se stesso e la propria incapacità a stabilire un rapporto positivo con le figlie adolescenti di Sara, la collega cui è sentimentalmente legato; mentre Annette, che dopo la gravidanza ha raggiunto un’invidiabile forma fisica, si scopre vulnerabile: il ruolo di madre le sta stretto, teme una crisi nel proprio matrimonio, ma è disposta ad affrontarne le conseguenze. Anche il mondo degli adolescenti — con i problemi che devono affrontare, le loro fragilità, le loro battaglie e aspettative — viene descritto in modo molto realistico. Nel susseguirsi di brevi capitoli, la Engberg dissemina indizi e false piste che sviano il lettore, ma alla fine ogni dettaglio trova la propria collocazione nell’imprevedibile quadro generale degli eventi.