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Il postino suona sempre due volte

Il postino suona sempre due volte

Frank Chambers è il classico spiantato poco di buono. Vaga senza meta per gli Stati Uniti nascondendosi sui treni merci – venendo spesso alle mani con il personale ferroviario – per cercare un po’ di fortuna ora qui, ora lì, all’insegna di un nomadismo inquieto e inconcludente, poco romantico e molto pericoloso per sé e per gli altri. Lui è un bell’uomo, sui venticinque anni, ma basta guardarlo in faccia per capire che è stato segnato dalla vita e dal carcere, sebbene ciò non sembri interessargli più di tanto. Anche stavolta è il caso ad averlo portato in questa anonima trattoria californiana, la Taverna delle Due Querce. È una delle tante: tavola calda al piano terra, abitazione dei proprietari al piano superiore, pompa di benzina/officina e un pugno di casotti per offrire un letto alla buona ai clienti. Il padrone della baracca è un untuoso greco dai capelli imbrillantinati, decisamente sgradevole ma ospitale. Si chiama Nick Papadakis e ha premura di fare gli onori di casa al giovane viandante stanco. Frank risponde calorosamente alla stretta di mano ma dietro quei salamelecchi c’è dell’altro. Colpito dal fisico aitante del ragazzo e dopo essersi accertato che non avesse un impiego ecco, secca e inaspettata, la proposta di lavorare per lui per qualche tempo all’officina. Chambers è colpito dalla franchezza dell’uomo e dalla sua proposta, tutto sommato allettante persino per uno spirito libero come lui. Giusto il tempo di raccattare qualche spicciolo e poi via verso una nuova avventura. Perché no?! Nel frattempo, dalla cucina fa capolino una donna, la moglie dell’ometto imbrillantinato. Non certo una bellezza mozzafiato, carrozzeria a parte, ma con un’aria imbronciata e un modo di sporgere le labbra da far venire voglia di masticargliele tutte. Un motivo in più per accettare l’offerta...

Lo statunitense James M. Cain (1892-1977) nella sua carriera che lo ha visto anche impegnato come giornalista e sceneggiatore si è distinto principalmente come autore di romanzi noir di grande successo quali Mildred Pierce (1941), La morte paga doppio (1936) e soprattutto Il postino suona sempre due volte (1934), una delle storie d’amore dannato che più hanno solleticato la mente di lettori e di grandi cineasti. Sono arcinote infatti le trasposizioni cinematografiche di questo libro, firmate da registi del calibro di Luchino Visconti (Ossessione), Tay Garnett (l’adattamento del 1946 con Lana Turner e John Garfield) e Bob Rafelson (quello del 1981 con Jack Nicholson e Jessica Lange). Il grande successo del romanzo è dovuto perlopiù al torbido intreccio carnale, amoroso e delittuoso che lega i due protagonisti – lo spiantato Frank Chambers e la femme fatale Cora Papadakis – accomunati dall’insoddisfazione per la vita e da una appassionata vocazione alla rovina che li porterà ad alimentare vicendevolmente i loro machiavellici piani. Come in un Macbeth ambientato tra le desolate e polverose strade della California degli anni ‘30 si consuma pagina dopo pagina la tragedia di questi due amanti, uniti prima nel delitto e poi nel sospetto, sino al crudo e inevitabile epilogo. Con il piglio asciutto dello sceneggiatore, Cain orchestra un dramma quasi teatrale, con pochissime, solitarie ambientazioni e altrettanto pochi personaggi, ma di grande potenza evocativa. L’autore pone al centro dell’attenzione del lettore l’avidità dei due amanti, un’avidità di amore, di denaro, di riscatto che sembra travolgere tutto e tutti, compresi loro stessi, in un valzer di annientamento di shakespeariana memoria dove però, a differenza di re e castelli, qui le umane miserie hanno le sembianze desolanti di una locanda sperduta in mezzo al niente e di una coppia di disgraziati senza scrupoli, ambiziosi e sbadati allo stesso tempo.