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Il posto di ognuno – L’estate del commissario Ricciardi

Il posto di ognuno – L’estate del commissario Ricciardi

La festa di Santa Maria Regina, il 22 agosto, in molti luoghi si festeggia ancora oggi con dei falò. Di certo così si festeggia a Napoli nella caldissima estate del 1931. La notte è passata e Ricciardi, che non fa vita sociale e non disdegna anzi di lavorare la domenica, sotto un sole già bollente sta camminando verso la questura, dove prevede di dedicarsi ai verbali e alla carta che inevitabilmente si accumula sulle scrivanie. Durante la passeggiata non mancano gli incontri indesiderati, quelli con i morti - o almeno con quel che è rimasto del loro spirito - che ripetono incessantemente le loro litanie, apparendo ai suoi occhi con l’aspetta che avevano al momento del trapasso. Chi col cranio sfondato, chi con le viscere in vista, chi immerso nel sangue. Ricciardi ripensa a quando sua madre esattamente venticinque anni prima lo ha portato presso una cascina dove si era consumata una strage e ha avuto la conferma che la “maledizione” del Fatto era passata a Luigi Alfredo anche se era ancora un bambino. Quella di Maione invece è una domenica di lavoro per non cadere nella tentazione del ragù di Lucia, la sua adorata Lucia dagli occhi come il mare, a cui il fruttivendolo fa troppi complimenti giocando sulla stazza del brigadiere che, roso da un’immotivata gelosia, ha deciso di rimettersi in forma e dimagrire. Nella casa di fronte a quella di Ricciardi, Enrica Colombo si ritaglia il tempo del silenzio, mentre la famiglia ancora riposa, a differenza di quanto credono tutti non è vero che non è interessata all’amore, è certa che il commissario suo dirimpettaio prima o poi passerà dai cenni attraverso le finestre all’avvicinarsi, nonostante il loro imbarazzante incontro. E sempre in quella domenica mattina, a Roma, una donna bellissima, da poco vedova del più famoso tenore del tempo, sta prendendo un treno per Napoli. Una scelta strana andare in vacanza dove è stato ucciso il marito, ma lei ha ancora negli occhi e nella mente lo sguardo trasparente di quel commissario che le è rimasto dentro. Mentre il sole continua a salire e diventa sempre più caldo, in questura arriva una chiamata. Gli assassini non si fermano neanche nel giorno del Signore…

Il romanzo è in realtà lo sviluppo dell’idea contenuta nel primissimo racconto su Ricciardi scritto da de Giovanni - L’omicidio Carosino. Se nel racconto (pubblicato in realtà molti anni dopo) però c’erano - com’è naturale - solo la trama gialla e qualche accenno alla personalità dei protagonisti, nel romanzo tutto è ampliato e sviluppato. Il posto di ognuno, come tutti i romanzi della saga, ma a mio parere con un’intensità diversa, abbraccia tutti gli aspetti, dai sentimenti dei vari personaggi alla situazione particolare di Ricciardi e alle conseguenze che lui stesso si impone imputandole al Fatto. Protagonista assoluto (sempre dando per scontato e acquisito il talento giallistico) è l’amore in ogni declinazione. Andando oltre, poiché de Giovanni ha ampiamente dimostrato che i suoi romanzi hanno molti piani di lettura, sebbene sia stato scritto nel 2009 leggendo il romanzo viene spontaneo fare un parallelismo con la situazione politica, ma sarebbe più corretto dire sociopolitica, attuale. Fatte le debite proporzioni, ci sono frasi che sono drammaticamente moderne. “I poveri i disadattati col problema del cibo e delle terribili malattie che infestavano i vicoli accettavano sempre meno di dover stare al proprio posto, a osservare da vicino l’opulenza e gli sprechi dei ricchi. E si moltiplicavano furti rapine e scippi”. C’è da parte dei governi o della stampa, quasi indistintamente, la tendenza a voler minimizzare, certo oggi si parla di percezioni ma il concetto non cambia. I romanzi dello scrittore napoletano sono insieme gialli, romanzi storici e sociologici, sono romanzi d’amore con tutta la felicità e il dolore che accompagnano inevitabilmente l’amore e sono anche poesie in prosa che dipingono una città unica al mondo da tutti i punti di vista.