Salta al contenuto principale

Il posto più strano dove mi sono innamorata

Il posto più strano dove mi sono innamorata
“Io mi chiamo Agnese, come la santa che protegge le fanciulle”. “Io Irma, ma di secondo nome Rita, come la santa delle cause perse”. Irma vive a Palermo, come tutti i siciliani dice “uscire” a posto di “tirare fuori” e da grande vuole fare l'artista cameriera. Suo padre – che canta Peppino Di Capri in salotto e vuole andare a La Corrida – pensa che solo le vichinghe dei paesi nordici possano permettersi una Barbie, così le ha comprato una Tanya con il costume da bagno e nessun altro accessorio. Le vichinghe nordiche in questione sono le sorelle Billeci, capelli biondo platino tirati indietro con il cerchietto e sopracciglia nere, così uguali che Irma fatica a riconoscerle, i cui bisnonni erano – appunto – svedesi. Oltre alle Billeci che non la salutano mai, nello stesso palazzo di periferia di Irma vive anche Antonio, una manciata di anni più grande, che continua a chiederle di togliersi i pantaloni o di sbottonarsi la camicetta...
Mari Accardi, palermitana dal cuore apolide, è al suo primo romanzo, ma molti suoi racconti sono già stati pubblicati  qua e là su riviste e antologie. Il posto più strano dove mi sono innamorata è intriso di sicilianità, a partire dalla protagonista, Irma, che da bambina ingenua e sprovveduta si trasforma in una donna altrettanto ingenua e sprovveduta, ripetutamente presa in giro dai casi della vita. Siciliane sono le atmosfere, nonostante Irma, crescendo, diventi un'adulta in continua fuga da Palermo. Siciliano, infine, è il linguaggio: bastano qualche parola al momento giusto e alcune costruzioni tipiche del sud per caricare la prosa di un carattere e di un gusto tutti suoi. Con piglio leggero e frizzante Mari Accardi segue di nascosto la commedia comica della povera Irma. Le disavventure sono spesso paradossali, ma proprio per la loro paradossalità risultano più reali e più vere che mai. E vera e reale è soprattutto Irma, che gioca con Tanya, legge “Cioè” e guarda Kiss me Licia. I nostalgici apprezzeranno.