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Il pozzo delle anime

Il pozzo delle anime

1626. Solomon Cordovero si muove con circospezione facendo luce davanti a sé con una lanterna. Sa dove deve andare, sta seguendo correttamente le indicazioni, ma la caligine e la nebbia non gli permettono di vedere davanti ai suoi passi. Nemmeno la luce argentea delle stelle, che fin da bambino lo faceva sentire meglio, riesce ad attraversare il cielo blu zaffiro della Galilea, è distante sopra le sagome scure dei tetti alti. Cammina salmodiando e quando riconosce il profilo del convento di San Girolamo sa di non essere distante, segue il muretto e raggiunge il terreno desolato dietro il convento. È certo di essere nel posto giusto, perché su un arco di pietra riesce a distinguere la stella a si punte marchio del suo popolo. Una volta oltrepassatolo, camminando tra le sepolture ad un tratto illumina con la luce tremula della lanterna le sagoma scura e nodosa di un albero deformato. Quello è il luogo che sta cercando. Si inginocchia ai piedi della pianta e inizia a scavare tra le radici. Il pozzo delle anime, lo chiamava Ramak. Forte in lui è l’estasi mistica che si mescola al fetore della terra, e così non ha il tempo di accorgersi di essere al cospetto dell’angelo della morte...

Marcello Simoni, scrittore di chiara fama già archeologo e bibliotecario, vincitore del sessantesimo premio Bancarella con il suo romanzo d’esordio Il mercante dei libri maledetti nel 2011, torna con una nuova indagine dell’inquisitore domenicano Girolamo Svampa, personaggio già conosciuto e molto amato dai lettori. Svampa, dopo Il marchio dell’inquisitore, Il monastero delle ombre perdute, La prigione della monaca senza volto e La selva degli impiccati, torna ad indagare su un fatto oscuro in questo romanzo gotico capace fin dalle prime pagine di tenere incollato il lettore, portarlo tra le strade nebbiose di Ferrara, trascinarlo nel buio di antichi rituali facendogli dubitare persino di se stesso. Esiste davvero malach ah-mavet, l’angelo della morte? È lui che lascia dietro di sé una terribile scia di sangue? Non sarà semplice capirlo, anche perché le risposte sembrano nascondersi tra le strade buie e strette del ghetto dove vivono millecinquecento persone tra aschenaziti, sefarditi e italkim non certo inclini a svelare i propri segreti. Marcello Simoni con Il pozzo delle anime conferma - se ce ne fosse bisogno - il suo talento di grande narratore capace di far rivivere un periodo oscuro con la forza di una narrazione cinematografica.