Salta al contenuto principale

Il prezzo dell’onore

Il prezzo dell'onore. La sesta indagine del maggiore Aldo Morosini nell'Africa orientale italiana

25 luglio 1937, Asmara. Il maggiore della Polizia dell’Africa Italiana Aldo Morosini è confuso e sorpreso. Se ne sta lì fermo in vestaglia e pantofole, in piedi nella camera che ha preso in affitto nella pensione della vedova Nicolini. Il suo superiore, colonnello Delle Piane, lo ha buttato giù dal letto assieme a una pattuglia di poliziotti che hanno iniziato a perquisire la sua stanza e nel fondo di un cassetto della sua scrivania hanno trovato una mazzetta di banconote: diecimila lire, per la precisione. Una bella somma, più del triplo di quanto attualmente Morosini ha in banca. Soldi dei quali Morosini nemmeno conosceva l’esistenza. Ma che Delle Piane è venuto a cercare là in seguito a una denuncia di concussione. Un impresario edile – tale Nestore Ravanelli – afferma infatti che quando qualche tempo prima si è presentato al Comando della PAI denunciando una serie di furti in suo cantiere Morosini gli avrebbe promesso che i furti sarebbero cessati se gli avesse versato una congrua mazzetta, proprio le diecimila lire che gli hanno trovato in camera. Nella denuncia Ravanelli ha indicato anche i numeri di serie delle banconote, che ovviamente coincidono. Morosini è indignato e sconvolto: possibile che dopo vent’anni di onorato servizio i suoi superiori non abbiano alcuna fiducia in lui? Possibile che Delle Piane non capisca che si tratta di una trappola, di una macchinazione? Se una cosa del genere fosse successa giù a Massaua, il colonnello Frangipane non avrebbe mai e poi mai messo in dubbio la parola di Morosini. Ma Delle Piane lo conosce solo da sei mesi, da quando è entrato nella PAI, non abbastanza per mettere la mano sul fuoco per lui. Il colonnello quindi informa Morosini con aria grave che deve ritenersi con effetto immediato sospeso dal servizio e dallo stipendio, che deve riconsegnare la sua pistola e il tesserino, che non potrà indossare la sua uniforme fino alla fine delle indagini e che il suo conto alla Banca di Roma verrà nel frattempo sequestrato. Solo in quel momento Morosini si rende conto della estrema gravità della sua situazione: “(…) Non solo il mio onore di militare era svanito in pochi secondi di fronte a un’accusa infamante, ma da allora in poi persino gli aspetti più materiali della mia vita sarebbero stati un lungo calvario in attesa della redenzione”…

Sesto capitolo per la imperdibile saga del maggiore Aldo Morosini, che nell’Africa Orientale Italiana degli Anni Trenta affronta una serie di casi intricati. E questo de Il prezzo dell’onore è forse il più intricato affrontato dall’ufficiale (che nel frattempo dai Carabinieri è passato alla neonata Polizia dell’Africa Italiana - PAI) o comunque il più amaro, perché Morosini – preso di mira da un perfido complotto – viene sospeso dall’incarico e deve indagare da “civile” e di nascosto per salvare la sua carriera e probabilmente anche la sua vita. Giorgio Ballario è come sempre accuratissimo nella ricostruzione storica (alla quale comprensibilmente si deve molto del fascino di questi romanzi) e non manca qualche gustoso cameo: tra le pagine incontriamo un tenero, giovanissimo Renato Carosone – il musicista e cantante mosse infatti i primi passi della carriera in orchestre di Massaua, Asmara e Addis Abeba – e Pietro Ferrero, che prima di fondare l’azienda dolciaria tutt’oggi leader a livello mondiale aveva una pasticceria ad Asmara. Il romanzo fila via piacevolissimo, la trama gialla regge bene (anche se i lettori più smaliziati intuiranno abbastanza presto l’identità della “mente” del complotto) tra bugie, corruzione e pedofilia, e i personaggi sono credibili e interessanti. Morosini però fuma decisamente troppe Macedonia.