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Il primitivo

Sembra un discesista David Webster: sfreccia giù dalla montagna, affidando l’auto alla sola forza di gravità, superando roulotte e camion e tagliando ogni curva. Ama la velocità David e sa che quei dieci chilometri di discesa a rotta di collo hanno rappresentato l’unico divertimento del suo viaggio a Elk Run. Butta un’occhiata al contachilometri che segna centoquaranta e frena diverse volte, consapevole di aver acquistato troppa velocità. È stata una giornata lunga e piuttosto pesante e l’unica cosa che realmente desideri è arrivare a casa in fretta, stapparsi una birra e sorseggiarla in veranda in attesa dell’ora di cena. Si è alzato prima dell’alba per partecipare a una lunghissima e altrettanto noiosa colazione di lavoro con il gruppo di Elk Run, una ventina di commercialisti incaricati di vendere chalet e campi da golf della località turistica di cui lui ha il compito di lanciare la campagna pubblicitaria. Non ha dubbi su quale sia la strategia da seguire; tuttavia deve ancora consegnare il testo che dovrà essere pubblicato, in un inserto, sui giornali locali che usciranno la domenica precedente l’inaugurazione del complesso. È la prima volta che si ritrova a corto di idee e non sa cosa scrivere. Teme di non riuscire a cavare un ragno dal buco e di venire, per questo, licenziato. In fondo alla discesa la strada, a due corsie, è franata su entrambi i lati e fiancheggiata da cartelloni pubblicitari ormai scoloriti. Più avanti, David è costretto a rallentare per fermarsi dietro una fila di auto parcheggiate. Guarda la strada sotto di sé e realizza che il ponte che attraversa il Mud River non esiste più: tre metri di asfalto sono crollati lasciando scoperto un intrico di tiranti piegati. Un gruppo di persone si è radunata poco distante dall’acqua fangosa il cui livello continua a salire. No! E ora come può fare per raggiungere Burleigh? Forse i poliziotti che stazionano accanto al ponte crollato possono dargli indicazioni in merito ad un percorso alternativo…

Sbandare, uscire di strada dopo aver deciso di percorrere una via diversa da quella solita, quella che si conosce a menadito. Questo è ciò che accade, anche in senso metaforico, a David Webster - vita invidiabile, moglie intelligente e piacevole, stipendio assolutamente soddisfacente e casa in puro stile “giovane rampante in carriera” – che si ritrova su una strada deserta, e con un tempo da lupi, ad evitare per un soffio un frontale. L’incidente segna il punto di non ritorno e la ragazza dell’altra auto finita fuori strada, che per fortuna respira ancora, non ha documenti, non ha bagagli e, forse, ha qualcosa da nascondere. David racconta ai paramedici una mezza verità - non vuole grane con la polizia -, poi ci ripensa e si sente responsabile per quella giovane donna bella, ferita e misteriosa che si mostra debole e bisognosa di aiuto. Come un moderno buon samaritano, David le presta tutto l’aiuto che occorre, ignorando i campanelli d’allarme che continuano a risuonare accanto a lui e finisce per cadere nella tela sapientemente costruita da quella donna intelligente, scaltra ed estremamente astuta, che gioca con la sua seduzione e conduce David esattamente dove vuole lei. Il romanzo di Stephen Amidon - autore statunitense, che si divide tra il Massachusetts e Torino, dove insegna alla scuola Holden - analizza con precisione chirurgica gli effetti di una banale deviazione dal sentiero solitamente battuto, che può condurre ad un vero e proprio sconvolgimento della propria esistenza. Amidon - autore anche de Il capitale umano, cui si deve il film di Paolo Virzì, vincitore dei premi David di Donatello, Nastro d’Argento e Golden Globe nel 2014 e selezionato per rappresentare l’Italia come miglior film straniero agli Oscar del 2015 - scandaglia i recessi più oscuri dell’intimità e del senso di identità e mostra le ombre più nascoste degli individui. Al di là della storia in sé, ben articolata e narrata con uno stile asciutto e avvincente, quello che colpisce maggiormente è il torbido groviglio cui tradimento, seduzione e inganno possono condurre nonché l’amara consapevolezza di quanto sia facile perdere il controllo della propria vita e diventare esattamente ciò che maggiormente si disprezza.