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Il primo caffè della giornata

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Nagare Tokita si è trasferito nell’Hokkaido per gestire la caffetteria al posto di sua madre, Yukari Tokita, partita per gli Stati Uniti in aiuto di un ragazzo comparso nel suo locale alla ricerca del padre. La caffetteria, però, ha una particolarità. Come quella gestita da Nagare a Tokyo, permette di viaggiare nel tempo, a patto di rispettare alcune regole. Con lui c’è anche Kazu Tokita con la figlia di sette anni, Sachi. Proprio Sachi, appena rientrata dalla biblioteca, è al momento impegnata con Nanako Matsubara e Saki Muraoka, due delle clienti più affezionate, a rispondere alle domande del libro E se il mondo finisse domani? Cento domande. Il libro fa riflettere a fondo su alcune questioni relative alla vita e alla morte, e le risposte sagge della bambina lasciano tutti stupiti. A un tavolino della caffetteria è seduta una cliente mai vista prima che, al momento di pagare, lascia cadere a terra una foto di qualche anno fa che ritrae Yukari, la proprietaria del locale, insieme a una giovane coppia con in braccio una neonata. Mentre esce dalla caffetteria, la donna commenta tra sé e sé la risposta data dalla piccola Sachi alla domanda numero uno del libro, bisbigliando che anche lei preferirebbe morire piuttosto che vivere da sola. Proprio mentre fervono i preparativi per la chiusura serale del locale, la stessa donna, che si presenterà come Yayoi Seto, rientra annunciando di voler tornare indietro nel tempo. Racconta di essere orfana fin da piccola poiché ha perso i genitori in un incidente stradale. La sua intenzione è, infatti, quella di incontrarli nel passato per arrabbiarsi con loro, incolparli per averla abbandonata e sfogare, così, la rabbia accumulata in tutti quegli anni. Yayoi accetta le regole e si prepara, quindi, ad affrontare il viaggio che la porterà nel passato…

In questo terzo capitolo della saga dedicata alla caffetteria dove si può viaggiare nel tempo, l’autore Toshikazu Kawaguchi ci fa ritrovare alcuni dei personaggi già presenti all’interno dei due precedenti romanzi, Finché il caffè è caldo e Basta un caffè per essere felici, entrambi editi in Italia da Garzanti. Questa volta, però, la scena si sposta nell’Hokkaido, lasciando l’ormai nota caffetteria di Tokyo per trasferirsi in quella di Hakodate di proprietà di Yukari, madre di Nagare, il gestore della precedente. L’atmosfera onirica resta la medesima, così come le regole per i viaggi nel tempo legati al rito del caffè, da bere sempre rigorosamente finché è caldo per non rimanere intrappolati e trasformarsi in fantasmi. Gli intrecci delle vite dei personaggi, a questo punto, però, iniziano a risultare un po’ ingarbugliati e i loro nomi, a volte troppo simili tra di loro come Saki e Sachi, Nagare e Nanako, Reiji e Reiko, rendono non sempre immediata la comprensione, specialmente per un pubblico non nipponico che non sempre riesce ad afferrarne subito l’identità. Infine, le numerose ripetizioni presenti all’interno del romanzo, dove vengono precisate più volte le peculiarità della caffetteria, le caratteristiche dei personaggi e delle loro vite risultano un po’ pesanti, specialmente considerando che è un libro che si “mangia” in pochissimo tempo e quindi non esiste il pericolo di dimenticarne qualche passaggio. Nel complesso, continua a essere piacevole passare qualche ora dedicandosi a un romanzo proveniente da una cultura così distante dalla nostra sotto molti punti di vista, anche se forse l’entusiasmo portato dal primo capitolo della saga e rispolverato con il secondo inizia a far scemare il profumo di novità, lasciando nell’aria solamente quello dell’aroma di caffè.