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Il primo sole dell’estate

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Il primo pensiero di Elsa, quando la piccola che ha appena partorito le viene messa tra le braccia, è il timore di non volerle bene. La nascita della figlia, infatti, anziché renderla fiera e orgogliosa, la riporta agli anni della sua fanciullezza quando, invece di stare con gli amici in cortile a giocare, era costretta ad andarsene in giro con il fratellino di turno poggiato sull’anca. Sua madre ne sfornava uno appresso all’altro e, poiché Elsa viveva in campagna e le capitava di guardare gli animali accoppiarsi, sapeva per certo cosa si dovesse fare per far nascere i bambini. Il fatto che certe cose le facessero anche suo padre e sua madre le causava non poco imbarazzo e vergogna. Poi, appena compiuti i vent’anni, la sorte ha voluto che lei stessa restasse incinta. Guido, quando l’ha scoperto, è stato contento e i due si sono sposati il 27 settembre 1946. E ora Elsa tiene tra le braccia quel fagottino, a cui hanno dato il nome Norma, che si attacca ai suoi seni ulcerati e la fa lacrimare per il dolore. Poi, una volta che il seno si è abituato, a Norma crescono i primi dentini. In seguito, la piccola comincia a camminare e i nuovi problemi diventano i cassetti aperti e ribaltati, la tovaglia apparecchiata tirata da una parte all’altra, le scale affrontate gattonando. Quella piccoletta è un incubo. Non sta ferma un istante ed Elsa è talmente esausta che la lascia fare. La osserva sconsolata e continua a chiedersi se davvero quella creatura, che sente come un’estranea, sia uscita dalla sua pancia. Tempo per fare la mogliettina felice Elsa non ne ha ed è per questo che comincia presto a sperare che arrivi la stagione per partire per il Piemonte, a fare la mondina: il lavoro è faticoso, certo, ma almeno durante la notte potrà riposare otto ore filate. Elsa non ricorda proprio cosa significhi dormire senza interruzioni e non vede l’ora che ciò accada. Nella primavera del 1949 Elsa e Zena sono pronte per la partenza. Zena è sua cognata, sposata a Dolfo, il fratello di Guido, anzi, il suo gemello, anche se i due non si assomigliano per nulla…

Dopo un esordio con il botto – oltre centotrenta mila copie vendute con il primo romanzo – Daniela Raimondi torna a raccontare un pezzo di Storia e lo fa calandola in quel paesaggio contadino, un po’ ingenuo e un po’ magico, che già è stato protagonista del suo primo successo. Protagonista è ancora una volta la famiglia Casadio, in cui si ritrovano mescolati i tratti gitani dell’antenata Viollca a quelli più pragmatici di chi in quella terra situata tra Veneto, Lombardia ed Emilia non ha timore a sporcarsi le mani, per assicurare il pane ai membri della propria progenie. Protagonisti di partenza di questo secondo episodio della saga familiare sono Elsa e Guido. Sposi a vent’anni, dopo che lei è rimasta incinta, non hanno il tempo per vivere “da sposini” che già devono fare i conti con l’arrivo della piccola Norma, che reclama attenzioni e nuove responsabilità. Difficile diventa per Elsa fare la madre e la moglie quando ancora vorrebbe assaporare quella libertà che lei non ha mai potuto avere; difficile è per Norma essere figlia, quando in casa si respira gelo e manca il calore di un abbraccio, o anche solo di uno sguardo che si posi dolce come una carezza sul viso. E allora la libertà ha un nome nuovo: si chiama Stellata, il paesino senza tempo in cui vive la nonna Neve, capace con i suoi racconti di mostrare a Norma cosa siano i sogni e che sapore abbiano la speranza e la libertà. Stellata significa anche Elio, amico prima e amore bambino poi, che riuscirà a diventare davvero adulto solo dopo che il destino avrà sparigliato le carte e presentato più volte un conto da saldare piuttosto salato. Tra passato e presente, in un racconto che si nutre di scene talmente ben architettate da diventare un susseguirsi di immagini dipinte con scrupolo e attenzione a ogni dettaglio, la Raimondi realizza una volta ancora un grande affresco, a cui si aggiungono, di volta in volta, personaggi indimenticabili. Si tratte di persone umili, gente semplice che vive e lavora con dignità, ricercando se non proprio la felicità, che a volte può fare paura, almeno una sorta di realizzazione personale che sappia dare soddisfazione. Tra tutti i personaggi, poi, si impone Norma, ragazzina volitiva prima e donna intelligente e curiosa poi. Norma sa che per i propri sogni c’è un prezzo da pagare; sa che la felicità si raggiunge percorrendo una strada tortuosa, fatta di fatica e sacrificio. Ma sa di potercela fare e non dimentica che la sua antenata è quella zingara sensitiva che sapeva incantare e conquistare chiunque incrociasse il suo sguardo.