Salta al contenuto principale

Il principe della nebbia

principenebbia

Spagna, giugno 1943. L’idea di abbandonare la città per trasferirsi in una località più abitabile ronzava da un pezzo in testa a Maximilian Carver, di professione orologiaio. Tutti in famiglia l’avevano capito, tranne il giovane Max. E il giorno del tredicesimo compleanno del piccolo di casa Carver, il padre raduna l’intera famiglia nel salone e informa che dall’indomani ci si trasferirà in una casa sulla costa, lontano dalla città e dalla guerra, sulla spiaggia di un piccolo paese sulle sponde dell’Atlantico. È necessario quindi impacchettare ogni cosa, preparare le valigie e coricarsi. Il giorno successivo, all’alba, si partirà per una nuova avventura. La notizia viene accolta senza sorpresa da tutti, ad eccezione di Max, che resta di stucco – bocca aperta e sguardo assente – davanti al padre. L’orologiaio si inginocchia di fronte al figlio, gli poggia le mani sulle spalle e lo rincuora: anche se ora la decisione di trasferirsi gli pare terribile, perché perderà gli amici e le abitudini di sempre, è necessario che sia fiducioso, perché nella residenza sulla costa stringerà in fretta nuove amicizie. Poi, l’uomo estrae dalla tasca un oggetto lucido che pende da una catenella. Si tratta di un orologio da taschino ed è il suo regalo di compleanno. Ogni ora è indicata dal disegno di una luna crescente e calante al passaggio delle lancette, e c’è una frase incisa sul coperchio: “la macchina del tempo di Max”. Durante la notte Max non chiude occhio e, quando si alza, trova il padre in salotto, vestito, sprofondato in una poltrona, con un libro in mano, nel cono di luce di una abat-jour. Evidentemente il ragazzo non è stato l’unico a trascorrere la notte in bianco. Maximilian spiega al figlio, incuriosito dal libro che tiene tra le mani, che si tratta di un testo di Copernico. Max lo sa che si tratta di colui che ha scoperto – più o meno – che la terra gira intorno al sole e non il contrario. E sa anche che questa scoperta ha causato allo scienziato un mare di guai…

Un ragazzino, una vecchia casa, scomparse misteriose, un oscuro naufragio. Una storia che, apparentemente, potrebbe essere simile a molte altre, ma che diventa unica grazie alle atmosfere, ai profumi, alle sensazioni di angoscia e inquietudine che Carlos Ruiz Zafón – autore spagnolo scomparso nel 2020 a soli cinquantacinque anni – sa così ben mostrare grazie a una penna capace di condurre il lettore in un mondo spettrale e onirico allo stesso tempo. Primo volume di una trilogia dedicata ai più giovani, la storia mostra tre ragazzi che, insieme, devono vedersela con un’ombra diabolica che si palesa nel cuore della notte ed è destinata a disperdersi alle prime luci dell’alba, come se fosse nebbia. Sogni inquietanti, segreti, orologi che camminano al contrario sono alcuni tra gli elementi presi a prestito da quel realismo magico che permea la scrittura di Zafón, incanta il lettore – non solo quello cui il romanzo è destinato – e lo incatena. La paura, il dolore, l’odio e – di contro – la speranza e l’amore abitano le pagine di un testo in cui la sospensione dell’incredulità, da parte di chi legge, consente di cullarsi in atmosfere surreali e in parte magiche vivendole come reali e possibili. I colpi di scena si alternano a immagini nitide che, partendo da un passato tutt’altro che sepolto, lascia dietro sé una scia di dolore e sangue che i protagonisti della storia cercheranno di fermare. Una lettura che avvince; una penna capace di picchi di lirismo intensi e carichi di poesia; un intreccio interessante per un libro consigliato a giovani e adulti. Perché il mistero e la magia affascinano ed entusiasmano a qualunque età.