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Il priorato dell’albero delle arance

Il priorato dell’albero delle arance

In un mondo in cui Oriente e Occidente sono divisi da credi diversi e diverse tradizioni, la lotta comune è quella al Senza Nome, il malefico essere che sta per risvegliarsi dopo un millennio. Ead Duryan, ancella alla corte della regina Sabran Nona del reginato di Inys, nasconde molteplici segreti: è, infatti, una sorella appartenente al Priorato dell’albero delle arance, un’organizzazione di maghe (che ottengono la magia mangiando il frutto del maestoso albero) definite “sterminatrici” poiché il loro compito è quello di annientare i Wyrm, ossia i draghi sputafuoco dell’armata draconica del Senza Nome. Dalla corte occidentale di Inys, in cui finge di essere ancella fedele, la separano una diversa fede (Ead crede che la donna da cui discendono le sovrane di Inys sia la potente Madre che ha relegato nel torpore mille anni prima il Senza nome, mentre a corte credono nel Santo, suo consorte) e diverse tradizioni e abitudini; nonostante ciò Ead nutre un profondo amore per la regina Sabran che la porterà a difenderla qualsiasi avversità con cieca fedeltà. A Oriente, invece, dove i laghi d’acqua sono venerati come dei, Tanè Miduchi conduce una vita di allenamento e sacrificio per il grande giorno della sua ambita incoronazione a Guardiana dei Mari: qualcosa, però, nel giorno dell’evento, va storto e Tanè si vede costretta a salvare un uomo uscito dalle acque del mare per portare un messaggio all’Oriente. Ovviamente il salvataggio dell’uomo oltre a comportare un rischio per la salute del popolo, a causa di un terribile morbo proveniente da occidente, mette in pericolo anche la sua posizione di futura guardiana. Ead e Tanè, dopo innumerevoli eventi avversi e in seguito ad un’insperata tregua tra occidente ed oriente, si ritroveranno a combattere insieme l’armata draconica guidata dal senza nome. Guidate dalle due gemme magiche fatte di sterren e nutrite dalla magia dell’Albero entreranno in guerra aperta con il Male uscendone vittoriose e con nuove consapevolezze importanti. L’amore che sconfigge qualsiasi dolore e rimorso e la certezza che il Bene, in un mondo equo e giusto, può solo trionfare, ovviamente con i suoi tempi...

Di fronte a un lavoro di fantasia cesellato alla perfezione, nel quale non sono presenti incoerenze né momenti di stanchezza del genio dello scrittore, si può solo gridare al capolavoro. Il Fantasy epico, ultimamente, non viene spesso scelto dagli autori ma quando ci si ritrova davanti un’opera mastodontica per mole e per quantità di nomi, personaggi, storie intessute nel mito, si inizia a pensare che sia un vero peccato che questo genere sia ancora troppo oscurato dall’ombra di Tolkien. Samantha Shannon non ha nulla da invidiare ai suoi predecessori: con maestria, è stata capace di costruire una storia quasi totalmente fittizia ma imbastita sui miti, le leggende e le tradizioni di tutti i popoli del mondo, dalle storie dell’antico Giappone alla più nostrana epopea di San Giorgio. Sicuramente, l’approccio al romanzo non è dei più semplici: entrare in sintonia con la difficile geografia dei luoghi, con gli interminabili personaggi diversi con storie sempre particolari e uniche causa, almeno inizialmente, un leggero senso di disorientamento. Entrando pian piano nel vivo, però, si inizia a vivere una vita fatata insieme ai protagonisti: ci si ritrova, in un tranquillo pomeriggio di lettura, su una nave dei pirati diretta oltre l’Abisso oppure in una sfarzosa corte in stile medievale di cui riusciamo ad assaporare persino i deliziosi manicaretti dei cuochi. Il tratto più bello dell’opera è proprio il suo essere totalmente vivida: come se noi lettori potessimo toccare con mano le gesta epiche dei protagonisti, vivere le battaglie contro i draghi e il Senza Nome, assaporare l’ardore della fede in Cleolind, la Madre oppure nel Santo Galian. Sono pagine indimenticabili, quelle del Priorato dell’albero delle arance che rendono la conclusione amara non tanto per gli avvenimenti quanto per la conseguente separazione dal libro: l’introspezione, infatti, ci permette di affezionarci ai personaggi quali fossero nostri amici. L’analisi del vissuto e della psicologia, però, va a pari passo con la fantasia negli avvenimenti: una trama così ricca di colpi di scena e sorprese è davvero difficile da trovare anche perché questi coup de théâtre non sono mai banali o prevedibili. L’essenza del romanzo è quella di narrare una vicenda epica con estremo valore stilistico e un reale guizzo di fantasia: operazione completamente riuscita che rende l’autrice una delle più talentuose penne del mondo fantasy odierno.