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Il professor Fumagalli e altre figure

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“No, faccia dei banchi normali, perché poi Lei mi darà un mondo speciale?” È questa la risposta che il professor Fumagalli, insegnante di materie letterarie di scuola media e maestro di vita del poeta Giampiero Neri, rivolge al falegname che nell’immediato secondo dopoguerra deve costruire i banchi per una classe di ragazzi mutilati, convinto di dover realizzare oggetti speciali proprio a causa delle loro menomazioni. Queste ultime sono tra i ricordi più tristi lasciati dalla Resistenza. Con pazienza e spirito di sacrificio Fumagalli riesce a dare ai suoi allievi le basi indispensabili per poter affrontare l’Università… Il professore sa sempre come porsi di fronte alle provocazioni di chi non ha gli strumenti culturali ma abbonda di presunzione. La sua maggiore abilità nelle discussioni è dimostrare che i paradossi sono fondamentali per avere una visione originale della realtà. Un parente dell’autore sostiene che Fumagalli è un “lazzarone”, ma il docente non si offende nemmeno per questi aspri giudizi: se ci sono persone che lo stimano, necessariamente deve esistere anche qualcuno che lo disapprova profondamente “… arriva un tale e mi dà dieci, arriva un altro e mi dà zero.” … Gli animali, non solo il cane e il gatto che sono i più vicini all’uomo, sanno dimostrare la loro fedeltà. Ma il comportamento del pittore Vaglieri, che a un certo punto si trova a possedere un numero talmente considerevole di gatti da dover impiegare una discreta parte del suo tempo libero per accudirli, sembra quasi contraddire la certezza di quanto gli animali possono esserci per l’appunto devoti. Quando l’autore lo incontra nei supermarket l’artista è sempre indaffarato a comprare cibo per gatti. In merito agli animali domestici, forse ha ragione chi sostiene che “… se i cani sapessero parlare, comanderebbero loro” … Il rapporto tra il poeta e suo fratello Giuseppe – noto romanziere sempre pronto a mettersi in discussione – ruota intorno ai libri di quest’ultimo, che puntualmente Giampiero legge prima della loro pubblicazione e nel giudicare finisce per esternare le sue perplessità. Con la morte della madre lo scambio di riflessioni letterarie tra i due si interrompe. Da quel momento si incontrano solo per le feste nella loro casa di Erba o in occasione della pubblicazione di un nuovo libro di Giuseppe, che scrive al fratello dediche assai originali come “A Giampiero che l’avrebbe voluto migliore (il nuovo libro) e che ho cercato di accontentare”…

Giampiero Neri (pseudonimo di Giampietro Pontiggia, fratello dello scrittore Giuseppe Pontiggia) è una delle voci della poesia lirica più originali e incisive degli ultimi decenni. Da sempre interessato alla prosa poetica e alla raccolta delle sue memorie, anche in questa silloge presenta al lettore una serie di personaggi appena abbozzati - ma tanto basta per capirne i caratteri essenziali - capaci nelle loro convinzioni e nei loro comportamenti di dimostrare come la realtà possa essere guardata in modo del tutto personale, evitando gli stereotipi della massa. A partire dalle massime di vita e dai paradossi del professor Fumagalli. L’abilità maggiore di Neri è sollecitare il lettore alla riflessione. Il linguaggio è scorrevole e privo di intellettualismi, ma il registro quotidiano non deve trarre in inganno, ogni parola è usata sapientemente per comporre un messaggio da comprendere in tutte le sue sfumature. Un linguaggio versatile, che arriva ad assomigliare alla scrittura di un bambino nei ricordi dell’autore quando andava da piccolo a pescare con il padre, per assumere un registro più letterario ad esempio nelle liriche sul poeta Remo Pagnanelli, morto suicida il 22 novembre 1987 a Macerata. Nelle riflessioni sul fratello prevale invece un tono confidenziale, per ricostruire i momenti centrali del loro rapporto letterario e familiare. Giampiero Neri nel giudicare l’atteggiamento altrui – uno dei componimenti più interessanti da questo punto di vista è dedicato a Rosone, che riesce a fare una veloce carriera in banca ma poi si rovina con un pessimo investimento – finisce spesso per mettere in discussione anche le sue debolezze. Come nel brano sul cugino Sandro, un ragazzo forte ma privo di abilità intellettive; l’autore ammette di averlo chiamato cretino dopo la sua morte parlando di lui con un parente comune, ma non nasconde di aver invidiato sempre la sua prestanza fisica. Giampiero Neri, nato a Erba nel 1927, ha esordito in poesia nel 1976 con L’aspetto occidentale del vestito, seguito dalla raccolta Liceo nel 1988 che rappresenta la continuazione del primo volume. Ambedue le opere sono state pubblicate da Guanda. Nella sua produzione letteraria l’autore ha sempre sostenuto di aver in realtà scritto un solo libro, però composto da varie sillogi che tra loro si collegano e si completano. Da questa certezza è nata la prima raccolta dell’opera di Neri Teatro naturale, pubblicata nel 1998 da Mondadori. Di recente sono state date alle stampe Da un paese vicino nel 2020 e Piazza Libia nel 2021, ambedue edite da Ares.