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Il profumo della rugiada all’alba

Il profumo della rugiada all’alba

Ka Bienaimé è in viaggio con suo padre verso Tampa. Sono di origine haitiana, ma vivono a New York e sono in viaggio perché devono consegnare una scultura a Gabrielle Fonteneau, anche lei americana di origine haitiana, star di una popolare serie televisiva e collezionista d’arte. Intermediaria è l’amica di Ka, Céline Benoit, cresciuta con la Fonteneau a Tampa. In una tappa del viaggio, Ka si sveglia una mattina e scopre, affacciandosi al balcone che dà sul parcheggio dell’albergo dove alloggia, che l’auto presa a noleggio è sparita, così come suo padre e la scultura che deve consegnare. Inizialmente pensa che l’uomo sia andato a comprare qualcosa per colazione, anche se non si spiega perché è andato via con la statua. Si veste e si mette in attesa, fumando una sigaretta dietro l’altra. Passate due ore comincia a preoccuparsi e scende nella hall dell’albergo a chiedere notizie. Da qui a coinvolgere la polizia il passo è breve e lei si ritrova con il direttore della struttura ricettiva e con l’agente Bo a descrivere il padre, a raccontare gli eventi e il motivo del viaggio. I due uomini la invitano a tornare nella sua stanza, mentre loro avviano le ricerche e Ka segue il suggerimento in attesa di notizie. È a questo punto che la scultrice si rende conto di dover avvisare la madre di quando sta avvenendo. Non la trova al telefono, né nel salone di bellezza dove lavora, né a casa e le lascia un messaggio: “Richiamami appena puoi. Si tratta di papà”...

Tante voci, tanta sofferenza, tante storie che sembrano una, perché violenza e soprusi hanno sempre le stesse modalità contro chi è povero, è indifeso, è in disaccordo coi potenti, è “disobbediente” alla dittatura di Duvalier ad Haiti, un regime che determina l’emigrazione massiccia negli Stati Uniti, spesso anche degli stessi aguzzini. La struttura del romanzo raccoglie tante storie, racconti, esperienze fino a renderle una storia sola, quella di un regime violento e distruttivo dal quale non è possibile liberarsi, nemmeno andando a vivere altrove, un altrove che rappresenta un orizzonte di salvezza per molti, ma che spesso non lo è nemmeno per gli stessi torturatori che vorrebbero sfuggire al proprio destino, al quale, per altro, sono, a volte, stati costretti. Le loro facce sono ben stampate nella mente dei perseguitati che si sentono inseguiti, pressati, costretti a convivenze forzate che non liberano le loro esistenze, ma nemmeno quelle di chi, in fondo, vorrebbe soltanto essere dimenticato insieme a tutte le sue malefatte. D’altronde è vero che chi ha conosciuto tanta sofferenza e una persecuzione inspiegabile e crudele, difficilmente può dimenticare. Piuttosto ne ricorda a memoria ogni singolo aspetto: sensazioni, paura, cuore in gola, fughe, nascondigli... Se proprio vogliamo metterci nei panni degli altri di questa storia, quelli costretti a essere gli aguzzini del popolo haitiano, deve essere stato proprio difficile crearsi una nuova reputazione, poter condurre una vita diversa, dimenticare il passato, nascondendolo alle generazioni successive. Lo dimostrano i racconti della famiglia di Ka. Alla fine, nel libro, il cerchio si chiude, riportando il lettore da dove è partito, ma aggiungendo spiegazioni ed episodi a proposito di ciò che è successo e perché, dei personaggi, dei pentimenti di chi si è ricreduto, dell’amore e delle famiglie.