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Il profumo segreto della lavanda

Il profumo segreto della lavanda

È la primavera del 1944 ed è normale per Hélène interrogarsi sul futuro e attendersi buone notizie dagli Alleati. Lei e le sue sorelle sono in Francia, la mamma in Inghilterra. Hélène lavora come tuttofare presso il dott. Hugo Marchand, medico e uomo che lei stima profondamente. È molto affezionata anche alla moglie Marie, generosa e valida sostituta della madre per le sue sorelle Élise e Florence. Ha appena ridipinto le pareti del cottage che viene utilizzato come clinica dal dott. Marchand e ora la sorella Élise le fa notare che ha i capelli che grondano di vernice. Per la verità le fa notare anche che non è così che si mettono a frutto le conoscenze infermieristiche acquisite a Sarlat tre anni prima, ma Hélène non se ne preoccupa, anzi, ride e sostiene che si è proprio divertita con un pennello in mano. Ma c’è qualcosa di incombente che le preoccupa di più: i tedeschi si stanno innervosendo e si fanno sempre più pericolosi, per cui c’è la necessità di individuare un nuovo rifugio. Una lettera con il timbro di Ginevra è stata consegnata per Hélène: di certo è una lettera della mamma che, per poter raggiungere attraverso la corrispondenza le sue tre figlie, deve inviare le lettere a Yvonne, una sua amica che abita a Ginevra e questa a sua volta mettere il tutto in un’altra busta e rispedirla alle ragazze. Prima di leggerla decidono di aspettare Florence che sta annaffiando le piante in giardino. Grande è la loro delusione di fronte alle poche righe con cui la loro mamma parla del suo contributo alla causa, cucendo e preparando marmellata per il Women’s Institute a cui si è unita. E poi lamentele per i vicini troppo rumorosi, per la vita sempre più complicata in Inghilterra, per il razionamento. Solo qualche parola per le sue ragazze...

Possiamo dire tutto, a cominciare dal fatto che lasciate sole dalla madre sono dovute crescere in fretta, ma di certo le tre sorelle Baudin vanno a sommarsi alle tante figure femminili di un certo spessore che ci sono state presentate nei libri di Dinah Jefferies. Sono forti, determinate, pronte ad affrontare anche le avversità più grandi. Credono di essere fragili, di non farcela, ma è solo un’impressione, perché, quando è il momento di agire, di certo non se lo fanno ripetere due volte. Tre sorelle e una guerra mondiale: un’esperienza difficile per tre giovani donne che vivono da sole, con tutte le angherie che devono subire, non solo dai tedeschi, come tanti altri cittadini inermi, soprattutto se donne, ebrei, disabili. Soprattutto il genere femminile, durante la guerra, ha subito un trattamento orribile, come solo la violenza fisica può esserlo. No, non è una vita facile la loro e lo si intuisce dalla girandola di emozioni (spesso negative) che vengono descritte alla perfezione. Il senso di precarietà, di insicurezza le porta a guardarsi sempre le spalle, ma spesso non è sufficiente e loro malgrado si ritrovano a fare i conti con disertori, partigiani, personaggi dubbi, eventi e rivelazioni scioccanti... ma si continua a fare il tifo per loro tre e per tutti coloro che le aiutano. Si percepisce quel senso di paura costante che ti prende la gola. Nel frattempo Dinah Jefferies ci parla ancora di un’occupazione: non una colonia inglese in Oriente (anche se le intenzioni dei nazisti erano proprio quelle di colonizzare l’Europa), ma un’occupazione in piena regola fatta di terrore, armi, cattiverie e nefandezze di ogni genere. E le ragazze che hanno i loro sogni, come ognuna alla loro età, devono accantonarli per combattere contro un invasore che quei sogni vuole distruggere, in nome di una follia collettiva. E ciò che capita loro, tiene il lettore senza fiato fino all’ultima parola.

LEGGI L’INTERVISTA A DINAH JEFFERIES