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Il punto di vista di Dio

Il punto di vista di Dio

Domenica mattina. Mentre il sudamericano si alza per andare a ricevere l’eucarestia, sua moglie rimane seduta per cullare il figlio, che ha meno di un anno e per l’intera funzione ha frignato suscitando in parecchi dei presenti alla funzione molti sospiri seccati. Il settantottenne professor Bruzzone, con malagrazia, passa davanti a tutti coloro che si sono posti su due file ordinate lungo la navata, mentre il sole raggiunge le finestre più alte della chiesa e accende di colore i mosaici. La chiesa è un prezioso scrigno, nel cuore di Genova, che condivide i suoi spazi con topi e spazzatura. Dietro al professore e al sudamericano, intenti a compiere il loro onesto rito religioso in quella normale domenica genovese di inizio estate, ci sono la professoressa Scaturchio, che si fa aria con il ventaglio, e la dottoressa Salati, medico generico in pensione dal carattere caparbio e ancora molto bella a settantaquattro anni. Quando arriva il suo turno, la dottoressa Salati raccoglie l’ostia sulla lingua, fa il giro attorno ai banchi, torna a sedersi al suo posto, giunge le mani davanti al viso e si raccoglie un momento in raccoglimento. Un attimo dopo, un gemito seguito da un improvviso fracasso la costringono ad alzare di scatto la testa. Bruzzone si è appena afflosciato lungo il banco e viene raggiunto in un attimo dalla dottoressa e da un’altra figura che si è mossa dal fondo della chiesa. Si tratta del maresciallo dei carabinieri in pensione Carlo Scialoja, ottant’anni e quasi completamente sordo da un orecchio. Bruzzone è riverso sull’inginocchiatoio, la bocca aperta, le palpebre spalancate e gli occhi rovesciati all’indietro. All’improvviso l’uomo si contorce con un impressionante rantolo; la Salati gli afferra la testa e gliela gira di lato, mentre il corpo viene scosso da violente convulsioni. La dottoressa porta le sue dita inanellate alla gola di Sergio Bruzzone e ne esamina nuovamente il viso. Poi chiede al maresciallo di chiamare un’ambulanza e la polizia, perché è certa che Bruzzone sia stato ucciso...

Secondo capitolo della serie, frutto della fantasia e delle penne di Paola Ronco e Antonio Paolacci, che vede come protagonista il vicequestore aggiunto Paolo Nigra, alle prese con un caso complesso, che gli toglierà il sonno e gli darà parecchio filo da torcere. Paolacci e Ronco, come al solito, mostrano tutta la loro abilità nel condurre il lettore nel cuore di una città, Genova, che mostra la sua vera anima e i contrasti che si annidano in ogni vicolo e dietro gli angoli di ogni via. Questa volta la vittima è un professore, membro di un gruppo di lettura appassionato per lo più di romanzi gialli e polizieschi, che muore durante la messa. È stato avvelenato con qualcosa; forse, attraverso l’ostia che il prete gli ha appena porto. Molti sono i sospettati, ciascuno dei quali non perde occasione per rigirare la frittata e accusare qualcun altro, adducendo a un groviglio di complotti che non fanno altro che complicare il lavoro di Nigra e della bizzarra ma efficiente squadra che, come al solito, lo affianca. Parallelamente all’indagine per omicidio, che richiama e ricrea le atmosfere più tipiche del giallo classico, gli autori aggiungono tasselli importanti al puzzle rappresentato dalla vita del vicequestore, gay dichiarato e consapevole di quanto il suo coming out abbia scardinato certi comodi equilibri e altrettanto scontati cliché. Insieme al compagno Rocco - che sta finalmente trovando il coraggio per rendere manifesta la loro relazione - vive una storia profonda e intensa, che mostra i lati del suo carattere che non possono emergere nella sua quotidianità lavorativa, in cui i nemici da combattere sono spesso i pregiudizi e le insidie. Ronco e Paolacci sono abilissimi nel mostrare come sia sufficiente cambiare il punto di vista per sbloccare una situazione che ha subito una battuta d’arresto e si fatica a dipanare; possono contare su uno stile intrigante e graffiante, che si serve dell’ironia e della sagacia per presentare un mondo articolato, mostrandolo attraverso le azioni e, soprattutto, le parole dei vari personaggi che si muovono su quel fantastico palcoscenico che è la vita. Una lettura godibile, consigliata agli amanti del genere e a tutti coloro che desiderano gustare una storia ben scritta e dall’intreccio perfettamente architettato.