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Il quaderno dell’amore perduto

Il quaderno dell’amore perduto

Justine Neige ha ventuno anni e da tre lavora alla casa di riposo Le Ortensie come aiuto infermiera. Justine ama due cose: la musica e la terza età. Più o meno un sabato al mese va a ballare al Paradis, un cubo di cemento armato che dista una trentina di chilometri dalla sua sede di lavoro, e conclude la serata nel parcheggio antistante la discoteca, scambiandosi baci che sanno di alcool ogni volta con un ragazzo diverso. In realtà, Justine ama anche suo fratello Jules, che a dir la verità è suo cugino, e i nonni paterni. La vita di Justine può essere divisa in tre. Di giorno si prende cura degli anziani, di notte legge con la voce degli anziani stessi e il sabato balla per cercare di recuperare la spensieratezza che le è stata portata via nel 1996. È in quell’anno, infatti, che i suoi genitori e quelli di Jules sono morti, una domenica mattina, a causa di un incidente stradale. La foto dell’auto distrutta Justine l’ha trovata su un ritaglio di giornale, che la nonna ha nascosto bene e la ragazza ha faticato per trovarla. Justine vive a Milly, un paesino di non oltre quattrocento abitanti. Per trovarlo sulla carta geografica serve una lente d’ingrandimento. Di ciò che è accaduto prima della morte dei genitori e degli zii Justine non rammenta nulla. Dal giorno della loro morte, invece, non ricorda di avere mai patito freddo. In casa loro non ci sono mai meno di quaranta gradi. I nonni di Justine sono più giovani della maggior parte dei residenti della casa di riposo, tra i quali c’è Hélène, la signora della stanza 19. Il personale l’ha soprannominata la donna della spiaggia, perché se ne sta tutto il giorno sotto l’ombrellone, anche in inverno, quando si concede il lusso di scaldarsi al sole. Da quando è arrivata, inoltre, un gabbiano ha fatto del tetto de Le Ortensie il suo domicilio. Hélène è l’unica ospite che Justine chiami per nome...

Una storia che parte piano piano, come i fili di un ricamo che si intrecciano man mano che il lavoro procede. Inizialmente sono pochi e disegnano una sagoma che non ha i contorni netti. Poi i fili aumentano, il disegno prende forma e alla fine, quel che ne risulta, è qualcosa di completo e ben definito che stupisce. Valérie Perrin – oggi acclamata autrice francese - esordisce nel mondo della narrativa con questo romanzo, una storia commovente e tenera che racconta i sentimenti e li analizza in ogni loro sfaccettatura. La Perrin propone al lettore la storia di una donna, con il cuore lacerato dalla perdita, che sfugge alla vita chiudendosi in una realtà lavorativa ai margini del tempo: si occupa degli anziani ospiti in una casa di riposo. Ed è proprio qui, tra memorie alterate e ricordi sbiaditi, che la protagonista troverà ciò che le consentirà di aprirsi di nuovo alla speranza e alla condivisione. E lo farà attraverso il racconto di Hélène, il cui passato è stato segnato da una storia d’amore intensa, unica e irripetibile, una storia di perdita e ritrovamento che merita di essere ascoltata e annotata su un quaderno dalla copertina azzurra. E che costringe la giovane protagonista del romanzo a trovare la giusta collocazione anche per ciascuna tessera del puzzle della propria esistenza. Diversi piani temporali che si incrociano e si alternano, confermando alcune certezze e sgretolandone altre, fino a mostrare la complessità dell’esistenza e a svelarne ogni aspetto, anche quelli più tragici e dolorosi. Una scrittura in cui, con la delicatezza e l’onestà che diverranno cifra stilistica dell’autrice, le insicurezze, le fragilità e i vuoti di memoria sono tracciati con tenerezza e ironia e si fanno veicolo di una profonda riflessione sui legami familiari e, soprattutto, sull’importanza della memoria. Un esordio letterario che racchiude in sé tutte le premesse che porteranno poi al grande successo della Perrin, considerata una delle voci più importanti nel panorama letterario francese contemporaneo.