Salta al contenuto principale

Il racconto dell’elicottero

ilraccontodellelicottero

“Mi identifico sessualmente come elicottero d’attacco”. Anche se le piastrine dicono che il corpo è quello di una donna, la verità è che il corpo è solo un elemento della missione ed è subordinato a ciò che Barb (che non è il diminutivo di Barbara) è veramente. Che ci vuole a dimostrarlo? Dopo essersi arruolata nell’esercito, dopo avere chiuso con l’essere donna per diventare qualcosa di “furiosamente nuovo”, ha accettato una riassegnazione di genere tattica e ora può volare. Il suo sangue è stato reso velenoso da una terapia genica così da contrastare le zanzare, presto tutti potranno combattere in questo modo la malaria. Barb ora vola al tramonto sul Mojave, insieme ad Axis, il suo mitragliere, il suo pilastro e il completamento del suo genere, per colpire un liceo in territorio nemico: la Commissione Bilancio di Pear Mesa (una cooperativa di credito). Barb un tempo si chiamava Seo Ji Hec, oggi condivide grado, sistema urinario e genere con Axis, entrambi imbragati e cateterizzati nella cabina di pilotaggio di un Apache Mystic. Non ha importanza il motivo per cui si è in guerra, le motivazioni di chi elabora le strategie e prende decisioni non contano per loro, combattere è un bisogno. Quando Barb era donna desiderava essere brava e bella, ridere di gusto ed essere ammirata per le sue qualità, ma sentiva la minaccia di essere un bersaglio. Ora ha la pelle in kevlar, ha un callo sul polso a causa del sensore di idratazione e la minaccia che percepisce è analizzata da radar e sensori termici per intercettare missili…

Il mondo in cui Barb vive è un mondo in rovina, si accenna vagamente a tre fattori di crisi: clima, economia e patologie, che hanno portato alla morte di numerose persone. Attraverso le azioni belliche i più forti si sono imposti sui più deboli. Nella narrazione sono frequenti i dettagli tecnici legati alla meccanica e alle armi, alla condizione fisica di Barb e di Axis (che dubita della guerra e delle azioni che deve compiere). Il linguaggio utilizzato è diretto, incisivo, capace di creare immagini vivide. Barb ricorda la sua vita di donna prima della transizione: un insieme di sensazioni legate alla cura di sé, all’ansia da prestazione e alla paura (essere donna, qualcosa di piccolo e vulnerabile). Uno stato di allerta che permane, ma che ora sfrutta a sfondo bellico. Nel testo compaiono domande dirette rivolte ai lettori, ad esempio: “Quanto spesso analizzate la ragioni del vostro genere?” / “Siete consapevoli del vostro corpo?” / “Quando vi guardate, che occhi usate? I vostri?” / “Avete mai saputo di essere un trionfo?”, uno sprone a mettersi in discussione, a ragionare sulla propria identità. Il titolo originale e la frase d’apertura dell’opera fanno riferimento a un meme transfobico del 2014 che ha inizialmente creato confusione sull’identità e sulle motivazioni di Isabel Fall: I Sexually Identify as an Attack Helicopter. La scelta di cambiare il titolo dell’opera col nuovo Il racconto dell’elicottero, è voluta dalla stessa Fall in seguito al malcontento della comunità queer. Pubblicato nel 2020 nel magazine online “Clarkesworld”, il racconto ha scatenato il peggio dei social contro l’autrice, costringendola a ritirare il testo con la speranza di sfuggire alla violenza verbale e alle minacce. La Fall si è scontrata con un odio feroce e immotivato che l’hanno portata a uno stato di stress psicofisico enorme. I pregiudizi, come sempre accade, hanno messo a rischio una vita: “Ho cercato di mostrarvi quello che sono. Ho cercato di farlo senza giudizio. Lo lascio a voi”, questo dichiara Barb in uno dei passaggi più belli di questo incredibile racconto, considerato una delle opere di fantascienza queer più significative, reso ancora più ricco e interessante dalla prefazione di Antonia Caruso e dalla postfazione di Marzia D’Amico, che ha curato anche la traduzione e offre stimolanti chiavi di lettura. Isabel Fall ha donato il ricavato dell’edizione italiana a un’organizzazione no profit americana che supporta le persone trans, inoltre l’editore Zona 42 ha effettuato a sua volta una donazione in favore dell’associazione Genderlens, che supporta le famiglie con minori LGBTQIA+.