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Il ragazzo di pietra

Il ragazzo di pietra

Italia, 1976. Valentina telefona a Federico per proporgli di passare un paio di settimane a Catania, nel mese di Luglio. Naturalmente ci saranno anche gli altri: Alberto, Elisabeth e Laura. A Federico il mare non piace, ma non è questo il punto, non si tratta soltanto di trascorrere piacevoli giornate sulla spiaggia. Valentina ha bisogno dell’aiuto dei suoi amici per aiutare sua sorella minore Sabrina a difendersi. Un gruppo di ragazzi prepotenti l’ha presa di mira e la ragazzina non vuole parlarne con gli adulti. Allora Federico telefona a Laura e poco tempo dopo i due si incontrano a Linate, pronti a partire per la Sicilia. La faccenda si complica quando Federico, durante una serata in discoteca, bacia Lucia, sorella di Alex (che tormenta Sabrina con la sua banda) nonché figlia di un potente avvocato colluso con la mafia. Perché Alex minaccia Federico e vuole a tutti i costi ostacolare la loro relazione? Cerca di proteggere la sorella o vuole controllarne la vita? Valentina è stata del tutto onesta con i suoi amici o ha omesso qualcosa di importante? Intanto una nuova droga sintetica si fa strada sulle coste catanesi e sembra che nessuno riesca ad arrestarne la pericolosa diffusione…

Dopo Il cuore della montagna, il secondo romanzo della serie creata da Mario Ferrari si accosta a generi diversi, quindi ha il pregio di poter incontrare il gusto di lettori differenti, in teoria. Il rischio che si corre in questi casi è che il target non sia ben definito e, con esso, il registro narrativo. È possibile che il lettore adolescente - adolescente oggi, nel 2025 - faccia molta fatica a immedesimarsi nei protagonisti adolescenti - nel 1976 - non tanto e non solo per l’enorme distanza che li separa in termini di tempo e di riferimenti culturali - superabili se la storia parlasse davvero un linguaggio universale - ma per la credibilità di dialoghi e situazioni, che vacilla. Quando tra virgolette si trovano frasi come “sa il cielo quanto avremmo bisogno di un vero governo di solidarietà nazionale” o “cherosene parzialmente incombusto” viene il dubbio che a parlare sia un adolescente divenuto come minimo adulto. E questo rappresenta un problema anche nel caso in cui il romanzo sia destinato a lettori maturi. La lingua è correttissima, i dialoghi e le parti narrative sono ben bilanciate; il ritmo non tiene il tempo che ci si attenderebbe. Riguardo al bullismo: pur essendo vecchio come il mondo, inizia a chiamarsi diffusamente così un po’ più tardi rispetto agli anni in cui è ambientata la storia; è inoltre un problema complesso, dalle dinamiche assai delicate, cui senz’altro non giovano “i bagni di umiltà” citati nel testo.