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Il razzismo spiegato a mia figlia

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“Dimmi, babbo, cos’è il razzismo?”. Merièm è una bambina sveglia e curiosa, di circa dieci anni, che in occasione della manifestazione contro il progetto di legge Debré, tenutasi in Francia nel febbraio 1997, si pone diverse domande sull’immigrazione. Tahar Ben Jelloun spiega alla figlia che il razzismo è un comportamento diffuso. Il razzista manifesta disprezzo e diffidenza nei confronti di persone con caratteristiche fisiche e culturali diverse dalle proprie. Ciò che chiamiamo diverso solitamente ha un differente colore della pelle, parla un’altra lingua, ha altri costumi e tradizioni. Una diffidenza rivolta soprattutto al diverso più povero, difficilmente si teme allo stesso modo lo straniero ricco e benestante. Il razzista ha paura, teme la diversità, reagisce con aggressività alla minaccia presunta rappresentata da ciò che non conosce. Questo comportamento ha radici antiche. Come un animale difende il territorio, il razzista difende la propria casa. Gli uomini hanno provato a servirsi della scienza per giustificare le loro idee discriminatorie, così da dimostrare che lo straniero appartiene effettivamente ad una “razza” inferiore. Queste supposizioni errate hanno condotto l’umanità a derive pericolose. Le razze umane non esistono. Esiste il genere umano con attitudini differenti, esistono le differenze socioculturali. “Come fare regredire il razzismo?” Serve imparare a conoscersi, comprendere che tutti condividiamo le stesse preoccupazioni…

Tahar Ben Jelloun è uno scrittore marocchino, tra i primi autori a far conoscere in Italia la cultura islamica. Il razzismo spiegato a mia figlia è un’opera significativa e ancora più attuale perché pubblicata ora in una nuova edizione accresciuta con lo scritto inedito 1998-2018 Il razzismo è in buona salute. Un dialogo intimo e stimolante tra padre e figlia su temi complessi. Il testo è stato riscritto una quindicina di volte, così da renderlo ancora più semplice, chiaro ed obiettivo. Essendo pensato con una chiara preoccupazione pedagogica doveva essere accessibile soprattutto ai giovani. Gli adulti sono resistenti al cambiamento, tendono a preservare pregiudizi e convinzioni. I bambini non nascono razzisti, lo diventano se vengono messi in guardia dai genitori. È importante ricevere un’educazione sana. La scuola ha un ruolo fondamentale nel quotidiano esercizio del comportamento riflessivo, imprescindibile per la costruzione di un’identità consapevole. Deve insegnare che la diversità non è un limite ma un’immensa ricchezza. Il razzismo si sviluppa grazie ai pregiudizi, imprecise generalizzazioni relative all’immagine dello straniero. La categorizzazione sociale è insita nel nostro stesso processo di pensiero. Utilizziamo scorciatoie mentali per ridurre la complessità dei fenomeni. Genocidio ed antisemitismo sono le peggiori derive che possono raggiungere i nostri processi di pensiero, imprecisi ed irrazionali, dominati dalla paura e fomentati, talvolta, da fanatici religiosi e politici integralisti. Così si intensifica la cultura dell’odio dove invece urge promuovere la cultura del rispetto reciproco. Non basta essere persone intelligenti per evitare di cadere nell’errore. Anche la sapienza può essere messa a servizio delle peggiori cause. Tutti nella vita potremmo rischiare di cedere alla tentazione di essere razzisti. È dunque necessario non abbassare mai la guardia! Occorre essere curiosi, educare alla riflessione, agire sul controllo degli impulsi. È fondamentale viaggiare per rendersi conto di quanto le culture siano diverse ma ricche. Serve reciproco rispetto delle identità culturali. I razzisti possono “guarire” solo mettendosi coraggiosamente in discussione, uscendo dalle proprie contraddizioni. Lo straniero non reclama amore o amicizia, chiede semplicemente rispetto in qualità di essere umano unico ed irripetibile. “Si dà testimonianza del rispetto per se stessi trattando gli altri con dignità”.