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Il re del gelato

Il re del gelato

Sono le cinque del mattino e una bomba d’acqua si è appena abbattuta su Catania. Il vicequestore aggiunto Giovanna Guarrasi, detta Vanina, apre gli occhi all’improvviso, fa un salto sul materasso e si accorge di avere il cuore in gola, per il potente boato che ha appena scosso i vetri di casa. Per fortuna si è trattato solo di un tuono. Vanina controlla l’ora sull’iPhone e maledice il temporale che l’ha svegliata nell’unico giorno – la domenica – in cui la sua batteria di sveglie tace e le concede una mattinata di pace. Invece oggi di dormire non se ne parla più. Vanina si alza e, schivando gli scatoloni che da settimane stazionano nelle varie stanze – si è trasferita in quella casetta alle pendici dell’Etna da non più di un mese e non si è ancora sistemata a dovere –, va a sedersi al tavolo della cucina, accompagnata da una tazza di latte, da sempre il suo ansiolitico più efficace. Dopo una chiacchierata al telefono con Maria Giulia De Rosa, avvocato matrimonialista tra i più celebri della città, ancora sveglia nonostante l’ora improponibile, Vaniva prova a tornare a letto e a riprendere sonno. La sveglia, alle undici passate, il telefono: l’ispettore capo Carmelo Spanò la informa che, durante la mattinata, dodici clienti delle varie sedi della gelateria di Lomonaco, il Re del gelato, hanno trovato delle pillole dentro al gelato, appunto, che stavano mangiando. Vanina non può fare a meno di sorridere: l’intera faccenda le pare un’emerita sciocchezza e non si è mai occupata di stupidate tali, neppure all’inizio della sua carriera. Tuttavia, dopo una rapida doccia e una colazione come Dio comanda da Alfio, il proprietario del bar all’angolo della piazza principale, Vanina – figlia di un ispettore di polizia ucciso dalla mafia oltre venti anni prima e lei stessa per anni paladina della lotta alla criminalità organizzata palermitana, prima di essere trasferita a Milano e in seguito lì a Catania – raggiunge Agostino Lomonaco, il Re del gelato, e lo trova seduto dietro il bancone del suo negozio più antico...

Amante del buon cibo, appassionata di cinema, fumatrice impenitente e tosta quanto basta, il vicequestore aggiunto Giovanna Guarrasi, detta Vanina, ha ormai conquistato un posto d’onore nel cuore del lettore, che segue le sue indagini fin dalla prima avventura che la vede coinvolta. Cristina Cassar Scalia – medico oftalmologo con la passione per la scrittura, originaria di Noto e residente nella città del Liotru (l’elefante simbolo di Catania) – ha dato vita a un personaggio che intriga e incuriosisce ogni volta. E questa storia non fa eccezione. Si torna un po’ indietro, ai primi tempi in cui il vicequestore Guarrasi, dopo un lungo periodo a Palermo e una breve parentesi milanese, viene trasferita a Catania e deve prendere confidenza con la nuova realtà, la nuova casa, il nuovo gruppo di lavoro e lo stile di vita dei catanesi. Attraverso i suoi occhi, quindi, il lettore fa la conoscenza dei compagni di squadra della donna e lo fa durante un’indagine che, almeno in un primo momento, viene affrontata con una certa leggerezza. Tito Macchia, la sua stazza importante e il suo sigaro; la Bonazzoli arrivata dal nord insieme al desiderio di rimettere a posto le storture del mondo e alla sua fissa per l’alimentazione vegetariana; gli agenti Lo Faro e Pappalardo insieme all’ispettore capo Carmelo Spanò diventano i nuovi compagni di viaggio di una professionista acuta e scaltra, una persona che, nonostante l’immagine di donna risolta e determinata, è portatrice di un dolore profondo, legato alla morte del padre e agli avvenimenti che l’hanno vita protagonista, tempo prima, a Palermo, insieme al giudice Paolo Malfitano, che le deve la vita. Scovare chi ha ucciso il Re del gelato diventa il nuovo obiettivo della Guarrasi che, tra un’intuizione vincente, una battuta in dialetto siciliano e un buon gelato, riesce a sciogliere un’intricata matassa e a ricostruire l’intera vicenda. Con un linguaggio semplice e diretto, e proprio per questo particolarmente efficace, la Cassar Scalia aggiunge un tassello importante al puzzle che a poco a poco compone un personaggio che si muove nella stessa terra del commissario Montalbano di Camilleri, quella Sicilia profumata e variopinta, contraddittoria e viva, di cui non ci si può che innamorare.