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Il regalo più bello

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Ecco il fatidico momento di spegnere le candeline. Sono dieci, quest’anno. Sua mamma lo esorta a soffiare forte forte, perché se riesce a spegnerle tutte insieme, il desiderio si avvererà. Eppure, al momento di scartare il regalo, si ritrova davanti la statuina di Daltanius. Ma come, Daltanius?!? Aveva chiesto Capitan Harlock o Peter Pan, non certo Daltanius! Ed era riuscito a spegnere tutte le candeline in un solo soffio! Alfonso pare più entusiasta di lui, ma d’altra parte suo fratello non capisce niente, pensa solo a studiare e non osa mai, non si diverte. Vabbè, Lorenzo sa che deve fare cattivo viso a buon gioco, specie con il suo papà che, per quanto gli voglia bene, non è molto empatico e ha sempre un tono burbero e autoritario nei suoi confronti. La stessa cosa non si può dire della mamma, così dolce, pronta in ogni istante a soddisfare i bisogni della famiglia, mentre il papà se ne sta a lavorare tutto il giorno fuori e a seguire la sua routine, che mai deve essere alterata: sveglia presto, lavoro, pranzo, sonnellino e lavoro ancora fino a sera. Lorenzo ne approfitta, mentre il padre dorme, per rubargli il suo immancabile “Corriere della Sera” che stende ben bene a terra per poterlo leggere con calma, lasciando Daltanius al fratello. La mamma, presa a lavare i pavimenti si arrabbia, sa che il marito non vuole che gli si tocchi il giornale, e poi deve spazzare per terra, ci sono le faccende da portare a termine…

È un romanzo di formazione davvero delicato e piacevole, questo di Antonio De Gennaro, già autore di Andata e Ritorno senza biglietto (Youcanprint, 2019). Si parla di una famiglia di Napoli degli anni '80 ma, con le dovute eccezioni, potrebbe essere una famiglia qualsiasi; è molto facile identificarsi, per chi ha vissuto quegli anni, in certe dinamiche relazionali, in certi ruoli prestabiliti e all’epoca dati per scontati. Troviamo la figura della “mamma” italiana, dedita alla casa che, pur rimanendo sempre sullo sfondo, è il vero punto fermo della famiglia, sulla quale tutti alla fine si appoggiano; il “padre” per lo più assente a causa del lavoro, poco incline a gesti affettuosi, più autoritario che autorevole; e poi ritroviamo le immancabili liti tra i fratelli, la passione per le macchine, la preparazione dei dolci natalizi (gli struffoli!). E ancora: Simon Le Bon, i diari scolastici, la richiesta di fidanzamento tra i banchi di scuola con i bigliettini dove apporre la crocetta a penna: Vuoi essere la mia fidanzata? SI o NO. Nasce una sorta di tenerezza, di malinconia durante la lettura di queste pagine, di una vita forse più semplice, in tutte le sue contraddizioni e ipocrisie, perché priva delle innumerevoli scelte a cui si è sottoposti oggigiorno, ogni giorno. Non vi sono punti morti, la narrazione prosegue senza intoppi e senza troppi saliscendi ma con gusto e garbo, fino ad un finale molto particolare e del quale non è corretto parlarne. Anche la copertina, in stile vintage, ben si accorda al tono del romanzo.