Cos’era il paganesimo nel medioevo, e in che senso si tratta di un concetto solo parzialmente coincidente con quello odierno? Come venivano venerati gli dèi, allora, territorio per territorio, e quali erano i sacrifici previsti, qui in Europa? Perché Orosio, nel V secolo, poteva scrivere che “pagano” era sinonimo di “gentile”? Cosa significava, tecnicamente e letteralmente, “pagano”? Quante e quali potevano essere le accezioni originarie della parola “pagano”, e in che misura divergevano da “abitante dei villaggi”? A partire da quale secolo “paganus” diventa occasionalmente sinonimo di “ebreo” o addirittura di “musulmano”? Cosa significa questa adozione indiscriminata e caotica del termine “pagano”? Cos’era uno “stryx”, nell’antica Roma, e di cosa si nutriva? Quando la parola “stryx” mutò significato diventando coincidente con l’odierno “strega”? Perché tatuarsi era considerata una cosa da pagani, e da quanti secoli duravano certe pratiche, in certi territori europei? Da quando certi santi cristiani divennero capaci di dominare il tempo atmosferico, proprio come certe divinità pagane? E da dove venivano, questi santi? Qual è l’etimo di “lunatico” e quale quello di “fanatico”? Cosa hanno a che fare “lunatici” e “fanatici” col paganesimo? E cosa erano gli “arioli”? Quale è stata la sorte degli altari e dei templi pagani, nel corso dei secoli? In cosa sono stati trasformati, tendenzialmente, e che senso ha avuto questo adattamento? E quando, invece, sono stati semplicemente surclassati? Cosa sono le “folk religions” e in cosa differiscono dalle “world religions”? In che senso, e in quali contesti, il cristianesimo non poteva costituire un sostituto soddisfacente del paganesimo? Quanto incideva la pretesa di esclusività? Quanto violento e decisivo fu l’intervento dello Stato per limitare le libertà individuali dei pagani, nel IV secolo d.C. (e.v.)? Quali furono le leggi più persecutorie? Fino a che punto seppero spingersi, queste leggi, e quando tornarono a limitarsi, nella crudeltà e nella perentorietà?

Appassionato saggio pubblicato da Carocci nella collana “Frecce”, Il regno perduto degli dèi. Il paganesimo nell’Europa medievale (300-1200) è suddiviso in una buona introduzione (“Il trionfo della luna”), 8 capitoli (“Striges et ficti lupi: entra il pagano”; “In conspectu Saturni: il crepuscolo dei numi di Roma”; “Ab extremis terrae: il paganesimo ai confini del mondo I”, “Quem fanatice nominant Wodano: il ritorno degli dèi”, “In sabulo, quod accessus maris operire solet: il paganesimo ai confini del mondo II”, “De obpressione paganaroum et da uictoria seruis tuis: i pagani e l’Impero cristiano I”, “A furore Normannorum, libera nos domine: i pagani e l’Impero cristiano II”, “Diabol sive Zcerneboch, id est nigrum deum appellant: gli ultimi pagani”), un epilogo; seguono Note, robusta Bibliografia, sapido Indice dei Nomi, apprezzabile Indice dei Luoghi, insolito Indice delle Cose Notevoli (ad es. il Quinotauro padre dei Franchi o l’Erdathe, “giorno del grande fumo”). Siamo dalle parti di quelle pubblicazioni destinate non soltanto agli specialisti, ma a quegli appassionati di letteratura fantasy (da Tolkien e C.S. Lewis in giù), di un certo genere di vecchio rock (dai Black Sabbath in giù); siamo dalle parti di quelle chicche erudite che stuzzicano i vecchi darkettoni (oggi tendono a chiamarli “emo”; per qualche tempo, dicevano anche “goth”) e un certo genere di atei o di agnostici brigantelli e provocatori, facili ad assumere dottissime posizioni anticlericali, fonti alla mano. L’autore, Francesco Borri, insegna Storia Medievale all’Università Ca’ Foscari Venezia; nella bandella si tende a sguinzagliare il lettore alla ricerca di notizie sulle altre sue pubblicazioni, riferendo un po’ enigmaticamente che “si è occupato di barbari, marinai e monaci volanti”, quasi fosse più un discepolo del Buon Vecchio Zio Marty piuttosto che un accademico come tanti altri. “Su questi e altri temi” – continua la criptica bandella “ha scritto libri, articoli e curato volumi miscellanei”: a te, lettore, il piacevole compito di scandagliare l’OPAC o almeno “Academia.edu”.