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Il respiro delle anime

Il respiro delle anime

Il sovrintendente Rindi poggia l’indice e il medio della mano destra sul collo dell’uomo steso a terra, in prossimità della rotonda poco distante dal palazzo di Giustizia di Firenze, e ne constata la morte. Quell’uomo deve aver fatto davvero un bel volo ed è atterrato sulla faccia, che è stata completamente grattugiata via dall’impatto con il suolo. In lontananza, il suono di una sirena si fa sempre più prossimo. L’ambulanza, che dovrà in definitiva solo riconoscere di aver fatto un viaggio a vuoto, si sta avvicinando. L’uomo che Rindi e gli altri hanno trovato lì sul posto, quello che ha chiamato i soccorsi, continua a domandare agli agenti se quel corpo immobile sull’asfalto sia effettivamente morto. Gli viene detto di spostarsi e di andare ad attendere laggiù, vicino ai cassonetti, dove qualcuno tra non molto raccoglierà la sua testimonianza. L’uomo annuisce e si sposta, mentre non smette di trafficare con il cellulare. Intanto, le luci blu della pattuglia della stradale, che si sono sommate a quelle dell’ambulanza, rimbalzano addosso ai vivi e al morto e rendono il luogo simile alla scena di un film. Il medico legale spiega che l’uomo è morto quasi sicuramente a seguito di un’emorragia interna. Si è spezzato tutte le ossa che si poteva spezzare ad eccezione della colonna vertebrale, quindi non è spirato subito. L’agente Faggi aggiunge che la vittima era un ciclista. La sua bici è volata a lato strada. Ruote e pedali non ci sono più, mentre il telaio è piegato o spezzato in più punti. Probabilmente aveva appena ingombrato la rotonda quando qualcuno, che a giudicare dal volo del povero ciclista non andava affatto piano, lo ha centrato in pieno. Poi è fuggito. Rindi si augura solo che sia rimasta sull’asfalto qualche traccia che consenta di individuare quanto prima il pirata della strada....

Secondo episodio della serie che vede il cronista Carlo Alberto Marchi - frutto della fantasia e della penna di Gigi Paoli, per quindici anni responsabile della cronaca giudiziaria nella redazione fiorentina de “La Nazione” - affrontare le calde notti di Firenze funestate da una serie di morti per overdose, oltre che da un incidente, causato da un pirata della strada, che ha investito e ucciso il dirigente di una multinazionale farmaceutica a due passi da Gotham, l’orribile nuovo palazzo di giustizia in cui Marchi è alla continua ricerca di notizie che possano trasformarsi nello scoop del giorno. Le morti misteriose su cui il capo della Stradale Lorenzo Rindi sta indagando sono appetitoso pane per i denti di Marchi, sempre in prima linea anche quando il sottile piacere di avere tra le mani una storia da urlo rischia di trasformarsi nella frustrazione di non essere autorizzato a raccontarla. Innamorato del suo lavoro e della figlia Donata - ragazzina quasi adolescente il cui rapporto con il padre ondeggia paurosamente tra il cieco amore e la faticosa sopportazione - Marchi è un personaggio che buca la pagina. Imperfetto e per questo assolutamente verosimile, mostra al lettore la fatica quotidiana del vivere, cercando di conciliari carriera e affetti, cene da preparare e amicizie femminili da coltivare, regole da rispettare e fonti preziose da cui attingere nuove verità. Traspare da ogni pagina, poi, l’esperienza in campo maturata da Paoli, che racconta ogni frame della vicenda con una ricchezza di particolari e con una profondità di sensazioni che solo chi mastica bene un mestiere può essere capace di tirare fuori. Personaggi e ipotesi si incastrano su un palcoscenico di protagonisti sfaccettati e complessi, che si muovono, a ritmo incalzante, sullo sfondo di una Firenze bella ma oscura, una città in cui nulla è davvero come appare. Seconda prova superata alla grande per l’autore fiorentino, dalla cui penna ci si augura di veder uscire molto presto una nuova avventura del suo alter ego di carta.