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Il resto della settimana

Il resto della settimana
Napoli è sempre Napoli. Da cento, mille anni se ne cantano le qualità, le amarezze, le suggestioni senza tempo. Ma c’è un momento della settimana in cui perfino Napoli cambia volto: è il lunedì, il giorno successivo all’Evento, quello in cui - indipendentemente dall’età, dal ceto, dall’occupazione e dall’inclinazione - ci si metterà a parlare di calcio. Può sembrare una banalità, o un’esagerazione, a chi guardi dal di fuori; ma chi è affetto dalla “Malattia” sa che non c’è niente di più certo e di più stravolgente. Il risultato, il pronostico, gli sviluppi, le prospettive… null’altro conta in quel frangente. Lo sa bene anche il Professore, che al bar - quella specie di ospedale al contrario in cui i Malati vanno non per curarsi, ma al contrario per rafforzarsi nella sindrome - sta pensando niente di meno di scrivere un libro sull’argomento: seppur raffazzonato e mal scritto, con tutto il pubblico potenziale che ci si ritrova, sarà sicuramente un bestseller!

Non ci siamo. Non ti aspetti da uno scrittore del calibro di de Giovanni (e da un napoletano “doc” come lui) una “napoletanità” tanto per turisti da lasciare posto addirittura al ritratto scanzonato del parcheggiatore abusivo (che, lo ricordiamo a beneficio dei lettori che non conoscano in prima persona questa piaga, è un estorsore; il quale una volta operava solo a Napoli, ora un po’ in tutta Italia). Il tentativo di mettere insieme precedenti racconti a sfondo calcistico, per farne un romanzo, non è venuto molto bene. Cose già sentite fanno da pendant a questa galleria di umanità varie legate alla “malattia” del calcio e della tifoseria sfegatata, tra le quali la celebre “Deborah” con l’acca portata sullo schermo oltre vent’anni fa da una splendida Monica Bellucci. Questa sortita dell’autore fuori dal noir riuscirà probabilmente a piacere comunque ai tanti appassionati del “pallone”, che magari si ritroveranno in questa o quella descrizione, impressione, boutade; ciò non di meno rimane una storia dalla cornice pretestuosa e di nessuna tensione narrativa.