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Il rifugio

Mi, Tish e Simone vivono a Rockpoint, una piccola cittadina del Maine e sono amiche da sempre. Le tre ragazze si sostengono reciprocamente, condividono gioie, tristezza, spensieratezza e, raggiunta la maturità, hanno tanti sogni da realizzare insieme. Un venerdì sera del luglio 2005 pensano di trascorrere una serata tranquilla al cinema nella vicina Portland. Mi e Tish sono entusiaste, al contrario di Simone che è stata appena lasciata dal ragazzo e sarebbe rimasta volentieri a casa rintanata nel suo guscio, ma il bisogno di crogiolarsi nell’ affetto delle amiche la spinge nel loro abbraccio confortante. Giunte al cinema di un centro commerciale e rifornitesi di pop-corn e bibite, occupano i posti migliori per godersi lo spettacolo. In mezzo alla folla di ragazzi si intravede Trent, l’ex fidanzato di Simone, con la nuova compagna Tiffany, capitana delle cheerleader. Le amiche si scambiano sguardi di compassione, ma è difficile restare indifferenti, specialmente davanti alle effusioni che la coppia si scambia senza ritegno e agli atteggiamenti di scherno rivolti alle ragazze. A venti minuti dall’ inizio del film, Simone ha già bevuto tutta la sua Fanta, e deve per forza andare in bagno. Un po’ a disagio, raggiunge la toilette e cerca di calmarsi: deve tornare al suo posto, bella e fiera. Questa consapevolezza le restituisce un minimo di lucidità e, risoluta, decide di rientrare in sala. Giunta alla porta d’ ingresso un fragore di violenza e di terrore, confuso con gli effetti speciali del film, le arriva straripante e la inonda, squarciando la calma. Un uomo, con occhi spiritati e un rivolo di sangue sulla fronte, esce dalla sala e si accascia a terra privo di vita. Simone indietreggia paralizzata dal panico e dallo sconcerto. La scena è raccapricciante, in effetti potrebbe essere il frutto della mente geniale di un regista, ma è reale. Cerca di riprendersi e si rifugia nuovamente nel bagno, lasciando alle sue spalle quell’ ampio spazio dove sono rimaste bloccate le sue amiche, il suo ex ragazzo e decine di coetanei. Simone non ha tempo di rimuginarci sopra, deve chiamare i soccorsi: “Li sta uccidendo. Li sta uccidendo. Aiuto! Oddio, oddio. Quello spara alla gente”…

Shalter in Place è il titolo originale di questo libro e riproduce i contenuti che Nora Roberts inserisce quasi sempre nelle sue storie: la casa come rifugio, come angolo gradevole e sicuro, dove ciascuno può lasciare fuori dalla porta ogni dolore e angoscia. Anche lo scenario comincia, come al solito nei suoi romanzi, con un evento tragico che stravolge la vita dei protagonisti e li conduce alla ricerca di un rifugio, dove l’amore e gli affetti vincono sulle ansie del passato e la natura diventa il fulcro della rinascita. Ne Il rifugio, tre adolescenti organizzano un eccidio senza precedenti e disseminano morte e terrore fra giovani spensierati che trascorrono il venerdì sera in un centro commerciale. Una delle sopravvissute, Simone, dopo la tragedia, si trasferisce dalla nonna in un’isola chiamata Tranquility Island (guarda caso!). Ma il passato angosciante perseguita la giovane, ed ecco che si aggiunge al romanzo quel tocco di mistero che stimolerà l’interesse del lettore. La lettura, purtroppo, nonostante alcuni punti di forza, come la suspense e il richiamo agli affetti più veri e alla natura, è appesantita da descrizioni ripetitive e dall’ uso esagerato della forma dialogica che attribuiscono al romanzo le caratteristiche tipiche della sceneggiatura e insinuano l’idea che anch’ esso verrà presto proposto come copione cinematografico. Al quadro un po’ banale della storia si aggiunge una traduzione a tratti mediocre, che evidenzia il susseguirsi di scene e battute già note ai lettori dei libri della stessa scrittrice, per cui chi, per esempio, ha già letto Il bugiardo potrebbe avere qualche momento di déjà vu. A prescindere da queste considerazioni sul contenuto, Nora Roberts con senso di positività, gioiosa speranza e spirito stoico, traccia minuziosamente il quadro emotivo degli attori e ci addentra perfettamente nelle abitudini degli americani, dimostrando forte empatia con il suo pubblico, che l’ha inserita per prima nella Romance Writers of America Hall of Fame, le aggiudica i primi posti nelle classifiche dei bestseller del “New York Times” e le assegna premi ragguardevoli della letteratura statunitense.