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Il Romantico

Il Romantico

Cashel è solito dire che il suo primo ricordo è di un uomo vestito di nero che conduce a mano un cavallo, altrettanto nero, e che vuole ucciderlo. Il fatto risale ai suoi quattro, cinque o forse sei anni, in un pomeriggio d’inverno, nel bosco dietro il cottage dove abita nella contea di Cork, in Irlanda. Da dietro un folto cespuglio di agrifogli, spunta un uomo accanto a uno stallone muscoloso. È alto, indossa un cappotto nero con i bottoni d’argento e un cappello nero a cilindro, stivali neri da cavallerizzo tirati a lucido con piccoli speroni d’argento. Quell’uomo è la Morte, oppure il Diavolo in persona. In realtà è solo un uomo che conduce un cavallo sfinito in mezzo a un bosco. Gli chiede il nome – Chashel risponde educatamente – per poi consigliargli di tornare a casa per non essere scambiato per una volpe dai cacciatori. Una volta rientrato, la zia non crede alla storia del Diavolo. Lo prende in braccio e, dopo avergli dato un bacio sulla guancia, lo porta in salotto: dalla finestra sulla strada possono vedere cinque o sei cacciatori al piccolo galoppo. Elspeth Soutar, la zia di Cashel, scozzese della regione di Dumfries, ha poco più di trent’anni ed è nubile. È una donna colta, istitutrice delle due figlie di Sir Guy e Lady Evangeline Stillwell a Stillwell Court. Le ragazze, Rosamond e Hester, hanno rispettivamente sedici e quattordici anni, Elspeth è la loro insegnante da quasi dieci e il suo incarico è ormai giunto a conclusione, visto che le due sorelle stanno per debuttare in società. Cashel non vede mai Sir Guy, figura distante, apparentemente sempre in viaggio, né Lady Evangeline, che è spesso malata e passa interi mesi chiusa nelle sue stanze. Quando lo ritiene grande abbastanza per capire, ovvero all’età di cinque anni, la zia Elspeth gli racconta la triste storia dei suoi genitori, Moira e Findlay Greville, morti annegati nel 1800 quando la nave postale per Belfast era affondata nel Mare d’Irlanda durante una tempesta. Grazie a Dio Cashel non era andato con loro perché aveva la crup. Elspeth non sarà mai la sua vera mamma, ma cerca di fare da madre in tutti i modi possibili e immaginabili. Essendo un’istitutrice molto attenta, fa sì che suo nipote riceva la stessa istruzione delle sorelle Stillwell: a cinque anni Cashel sa già leggere e scrivere, a scuola è subito promosso di due classi. All’inizio dell’Ottocento la vita a Stillwell Court procede ordinata e immutabile: in Irlanda, come altrove, la minoranza di aristocratici privilegiati ha molti modi e sistemi per continuare a prosperare. Più o meno una volta al mese Elspeth dice a Cashel di “andare a giocare dai Doolin”, con due dei sei figli del mandriano e taglialegna della tenuta, raccomandandogli di non tornare fino all’ora di cena. Quando però, in una di queste occasioni, Cashel torna a casa zoppicando, per una botta alla caviglia, solo un’ora più tardi, nota una sagoma scura nel giardino: un uomo con un cappotto nero e un cappello a cilindro apre la porta nel muro di cinta, la richiude alle spalle e sparisce verso il bosco. Un ladro? Un assassino? La porta di casa è chiusa a chiave. Perplesso, corre alla porta di servizio ed entra. La zia non c’è. Spaventato, decide di non salire al piano di sopra: ha troppa paura di ciò che potrebbe trovare nelle camere. La zia compare in cima alla prima rampa di scale, in vestaglia, i lunghi capelli scuri sciolti sulle spalle. È arrabbiata perché è tornato in anticipo. Il giorno dopo Cashel decide di risolvere il mistero dell’uomo che ha incontrato, ripercorrendo il sentiero che serpeggia nel sottobosco. Porta a Stillwell Court, questo è chiaro, ma chi può essere? E che cos’ha a che fare con la zia Elspeth? Soddisfatto delle sue indagini torna sui suoi passi. Non sa che la zia sta per comunicargli che si trasferiranno in Inghilterra. In un posto che si chiama Oxford.

Il romantico – diciassettesimo romanzo del pluripremiato scrittore, saggista, sceneggiatore e autore di teatro inglese William Boyd – inizia con una “nota dell’autore” in cui spiega di essere venuto in possesso della “disordinata e in qualche modo sconcertante autobiografia di Cashel Greville Ross (1799-1882)”: un centinaio di pagine che, insieme ad altro materiale – lettere, disegni, mappe, cartine, qualche fotografia, piccoli dipinti, incisioni, silhouette e qualche oggetto – è tutto quel che resta della vita di un uomo. Unica traccia concreta del suo passaggio su questo pianeta, non sufficiente per ricostruire una vita durata più di ottant’anni. Che cosa ci lasciamo dietro quando moriamo?, si chiede. Nella storia dell’umanità, il destino della stragrande maggioranza delle persone è essere dimenticate nel giro di due o tre generazioni. Chi era dunque Cashel Greville Ross e che vita ha avuto? Le lacune sono molte e vistose. Scrivere la biografia di un perfetto sconosciuto nato oltre duecento anni prima sembra un’impresa fortemente limitata dalla necessità di ricorrere a ipotesi e supposizioni. Perciò, invece di cercare di ricostruire la vera storia di Cashel Greville Ross, W.B. ha pensato di dare alla sua biografia la forma di romanzo: “Un romanzo in cui anche fatti ed eventi, persone, storia e geografia partecipano di quel grande e complesso gioco di finzione che è la letteratura”. Boyd non è nuovo a questo genere di narrativa: già con Le nuove confessioni, Ogni cuore umano e Una dolce carezza ha ripercorso, “dalla culla alla morte”, la vita di un personaggio immaginario, utilizzando però espedienti tali che danno vita a un’illusione di realtà. Con Cashel Greville Ross esplora tutto il XIX secolo e gli episodi più significativi di questo periodo. Nato nel 1799 in Irlanda, diventa, in queste pagine avvincenti, soldato, scrittore, galeotto, contadino, esploratore in Africa, amico di Byron e Shelley in Italia, diplomatico e molto altro ancora, prima di finire i suoi giorni a Venezia, dove viene sepolto sull'Isola di San Michele. Nel corso della sua lunga vita agirà sempre seguendo solo il proprio cuore e sarà testimone di alcune delle scene più drammatiche del secolo: partecipa, ad esempio, alla battaglia di Waterloo, viene ferito e riceve un’onorificenza che suscita l’invidia degli altri commilitoni ed è testimone delle atrocità dell'esercito inglese in India. Il gusto dell'avventura prevale inesorabilmente per questo impetuoso romantico capace di reinventarsi di volta in volta. La vita di Cashel, così piena di esperienze – eppure a quel tempo non così rara – non è esente da errori di valutazione, decisioni difficili, umiliazioni apparentemente irreversibili e subisce la propria parte di sofferenza e di dolore. La Storia, però, non scorre “intorno” al protagonista: egli ne fa parte, vi partecipa attivamente, spesso suo malgrado. Boyd, che per questo personaggio è stato ispirato dalla lettura di un'opera autobiografica di Stendhal intitolata Vita di Henry Brulard, dimostra un talento straordinario nel catturare alcune delle infinite connessioni possibili nel corso di una vita, narrate con un stile fluido ed elegante. Il lettore è indotto a considerare Greville una persona reale, dotata di una memoria, di una sensibilità verso il mondo esterno, di un'intelligenza, di una capacità di analisi e di comprensione del mondo che lo circonda. Il testo, elaborato con particolare cura, la cui pianificazione ha richiesto un'enorme quantità di ricerche in campo storico, geografico e linguistico, sostiene perfettamente questa apparente verosimiglianza. Inoltre, nel solco della migliore tradizione letteraria del XIX secolo, la costruzione di Cashel Greville Ross è legata a un progetto di conoscenza del mondo: collocato in un quadro storico ben definito e in ambienti studiati con precisione, il romanzo – come spiega lo stesso autore in un’intervista – è lì per spiegare il mondo in cui viviamo. E quando si racconta la storia di un’intera vita, si ottiene una visione migliore della condizione umana.