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Il romanzo dell’Impero romano

Il romanzo dell’Impero romano

419 dopo Cristo. Giulio Valerio ricorderà per sempre quell’estate della sua infanzia. Prima un periodo dorato di giochi, sole e frutta passato nella villa di campagna vicino Atina a rivaleggiare col fratellastro Vito e con Silvestro, il figlio del buccellario, per conquistare il cuore della bella e civettuola Domiziana, sua sorella adottiva. Poi il volto preoccupato del recettore Apollonio, gli uomini che all’improvviso correvano di qua e di là al suono di ordini imperiosi, la vista del fumo che saliva dalle case di Atina in fiamme, la fuga in carrozza da una minaccia che alla sua età pareva vaga e persino un po’ divertente. Una banda di ausiliari barbari disertori stava razziando i dintorni, e poiché il padre di Giulio Valerio, il nobile Donnino, si trovava più a settentrione con delle truppe, sua madre e il personale della villa avevano deciso di raggiungerlo per stare al sicuro. Era scesa una notte senza luna: d’improvviso “voci strozzate, rantolii, urla disumane”, poi il silenzio, roto solo dalle preghiere della madre ai beati martiri. Giulio Valerio e la sua famiglia erano caduti prigionieri dei barbari di Wolferico…

Giulio Castelli, giornalista e studioso di storia tardo-antica e medievale, spicca tra i tanti autori di romanzi storici sull’Impero romano per la precisione e la compostezza della prosa, scevra da esibizionismi muscolari e mai frettolosa. I personaggi non sono macchiette, ma figure complesse e credibili. Storiograficamente accuratissima (fatti salvi alcuni artifici linguistici e toponomastici evidenziati però con onestà nell’introduzione dallo stesso autore), la trilogia - qui raccolti in unico volume i tre romanzi Imperator, Gli ultimi fuochi dell'impero romano e 476 a. D. L'ultimo imperatore - racconta l’intero percorso di vita di “un grande misconosciuto”, Giulio Valerio Maggioriano, imperatore romano d’Occidente dal 457 al 461, colui che Edward Gibbon ebbe a definire “l’ultimo eroe romano”. Una figura politica di eccezionale modernità, dall’insolito afflato democratico e “progressista”, un hombre vertical che è salito al trono in una stagione di inesorabile, inarrestabile decadenza e ha tentato invano di invertire la rotta o almeno ritardare l’inevitabile. La trilogia di Castelli è un must assoluto, perché lancia un ponte tra il pubblico dei maniaci di legioni e gladiatori e i lettori solo incidentalmente interessati all’argomento.