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Il romanzo di Kurt Cobain

Il romanzo di Kurt Cobain

Nel 1966 Donald Cobain e Wendy Fradenburg si trasferiscono dall’Idaho sulla costa ovest, precisamente nella contea di Grays Harbor, nello stato di Washington. Boschi, montagne, pendii spogli e casette di legno. L’unico suono: il fiume Wishkah, che separa le cittadine di Aberdeen e Hoquiam. Qualche segheria e camion che trasportano tronchi di legno. Questo è il paesaggio in cui nasce appena dopo un anno Kurt Cobain. L’infanzia del futuro leader dei Nirvana non è rosea. Dopo la nascita della sorella, Kurt è incontrollabile, tanto che i medici gli diagnosticano l’iperattività e lo riempiono di Ritalin e sedativi. Le cure non fanno effetto, ma il ragazzo per fortuna non viene intaccato dagli effetti negativi dei farmaci e si concentra sulle sue passioni: il disegno e la musica. Inizia a suonare nella banda della scuola, ma dopo poco i suoi genitori si separano e il ragazzo si chiude ancora di più in se stesso. Non riesce a convivere con la madre, così va a vivere in una roulotte dal padre. Dopo un periodo relativamente positivo, il padre si trova una nuova compagna e Kurt ancora una volta non ci sta. In quattro anni fa la spola da più di 10 parenti. A 14 anni lo zio gli compra una chitarra elettrica. Da lì inizia a suonare e a comporre canzoni…

La storia di Kurt Cobain viene narrata in ordine cronologico dal giornalista e scrittore tedesco Marcel Freige. Kurt è un ragazzo sensibile, che non riesce ad essere amato a sufficienza dalla famiglia, una personalità che avrebbe avuto bisogno di più affetto, ma che proprio per questo probabilmente è riuscito a scrivere le canzoni che hanno segnato gli anni Novanta. In quel periodo di crisi post-yuppismo da una cittadina anonima del nord America, dove gli interessi potevano essere al massimo concentrati sulla locale squadra di football o di hockey, Cobain è una mosca bianca, un paria. E come lui lo siamo noi: provinciali, sempre sull’orlo di un licenziamento o di una crisi. La parabola di questo artista, morto a soli 27 anni, è quella di qualsiasi ragazzo che senza mezzi cerca di far emergere il proprio io. Quello di Cobain è stato un fuoco bruciato troppo velocemente, che ogni giorno si alimenta grazie all’affetto e alla devozione dei suoi fan. Un libro che si legge velocemente, ben documentato, avvincente e senza troppi “pipponi” teorici. Un bravo giornalista che segue come sono andati veramente i fatti, spiegandoli con una narrazione incisiva e lineare. Non solo per i fan.